Dodici mesi fa, in questo stesso periodo, eravamo già intenti a definire gli obiettivi per il 2025.
Oggi ci ritroviamo a rivivere un anno intero di pubblicazioni, che hanno spaziato tra generi e atmosfere musicali diverse, come un viaggio sonoro nel tempo.
Con piacere vi presentiamo il Best Of 2025 di Rockshock, scelto dai nostri redattori, nella speranza che le nostre selezioni vi emozionino e vi spingano a condividerle.
Buone feste.
Massimo Garofalo
1. Deftones – Private Music
Private Music è un lavoro che conferma i Deftones come una delle realtà più longeve e rispettate del metal alternativo, capace di evolversi senza tradire la propria essenza. Il disco sembra esistere in una dimensione temporale sospesa, dove elementi familiari si mescolano a nuove sperimentazioni sonore.
https://www.rockshock.it/deftones-recensione-di-private-music/
2. Cloth – Pink Silence
Nell’attuale scenario musicale, dove il rumore di fondo della distribuzione digitale sommerge spesso le proposte più raffinate, emerge talvolta un’opera capace di brillare per la sua autenticità compositiva. Il terzo disco degli scozzesi Cloth, Pink Silence, si piazza nella rosa dei dischi dell’anno ridefinendo l’identità sonora della scena dream-pop / post-ambient contemporanea.
https://www.rockshock.it/cloth-recensione-di-pink-silence/
3. Rival Consoles – Landscape From Memory
Rival Consoles ha sempre avuto l’abilità unica di dipingere immagini e scene con il suono, e in questo album tale capacità raggiunge una maturità particolare.
Con Landscape From Memory crea un’elettronica luminescente, emotivamente carica e meticolosamente dettagliata che non si piega mai alle restrizioni reticolari della techno convenzionale.
https://www.rockshock.it/rival-consoles-recensione-di-landscape-from-memory/
Andrea Musumeci
1. The Saints – Long March Through The Jazz Age
Long March Through The Jazz Age segna il commiato artistico dei Saints: l’ultimo album di Chris Bailey, prima della scomparsa, racconta ricordi ed emozioni, con la voce di chi ha fatto la storia del punk. In questo saluto, i Saints non puntano sull’effetto nostalgico delle loro radici punk, ma esplorano trame più ampie, distese e orecchiabili, vicine al folk-rock.
https://www.rockshock.it/the-saints-recensione-di-long-march-through-the-jazz-age/
2. Micah P. Hinson – The Tomorrow Man
The Tomorrow Man è il nuovo album di Micah P. Hinson: un viaggio tra folk e orchestrazioni che racconta dolore, introspezione e speranza. Il tutto è raccolto nel registro intimo, malinconico e dolente di chi fa ancora i conti col proprio passato, con il peso dell’esperienza, ma continua a cercare se stesso, tentando di scoprire che uomo sarà domani.
https://www.rockshock.it/micah-p-hinson-recensione-di-the-tomorrow-man/
3. Sharon Van Etten – Sharon Van Etten And The Attachment Theory
Sharon Van Etten torna con il nuovo progetto Sharon Van Etten & The Attachment Theory, fondendo la sua voce elegante e ammaliante con sonorità dal gusto retrò, che richiamano estetica e groove degli anni ’80.
https://www.rockshock.it/sharon-van-etten-the-attachment-theory-recensione-album-omonimo/
Marcello Berlich
1. Fiesta Alba – Pyrotechnic Babel
Cangiante caleidoscopio di influenze tanta Africa, hip hop, jazz, con un’attitudine (e anche qualche suono) quasi progressive.
https://www.rockshock.it/fiesta-alba-recensione-di-pyrotechnic-babel/
2. Acqua Distillata canta Ribaltavapori, Volume Uno + Due
I sentimenti e gli affetti come rifugio da un mondo per nulla rassicurante, nelle parole di Ribaltavapori – Antonio Uras, affidate alla fragile intensità della voce di Acqua Distillata – Lucia Gatto.
3. Giulia Impache – IN:titolo
Un esordio sorprendente: una raccolta di madrigali per il 21esimo secolo, suoni da altri mondi intercettati con mezzi di fortuna, atmosfere a cavallo tra sci-fi e animazione giapponese.
https://www.rockshock.it/giulia-impache-recensione-di-intitolo/
Luca Paisiello
1. Paolo Enrico Archetti Maestri: Amorabilia
Per il fondatore degli Yo Yo Mundi un album da solista in linea con la musica folk rock che ha sempre prodotto, qui pienamente nelle vesti di raffinato cantautore. Il ragazzino raffigurato in copertina oggi è cresciuto tra scioperi, diserzioni, bande rumorose, rivoluzioni passate in un battito di ciglia, e ora mette via l’impazienza facendo incetta di ricordi, riconoscenza, momenti dolorosi e belle speranze, cantando 11 brani intimi, acustici e poetici, in attesa del nuovo album con la band di sempre che qui si riaffaccia ne L’estate in Piscina. Consigliatissimo.
https://www.rockshock.it/recensione-paolo-enrico-archetti-maestri-amorabilia/
2. The Zen Circus – Il Male
Onestamente ancora mi aspetto un capolavoro nella produzione della band pisana ma anche stavolta gli Zen hanno messo insieme brani sentimentali, punkettari, ironici e seri, che lasciano una riflessione sul Male che ci circonda. Sanguigni, sinceri, indipendenti, sono ancora più critici verso il genere umano. In aggiunta c’è un ritorno al sound passato e Appino sa scrivere molto bene, parecchi sono i brani che tirano. Oserei dire il loro lavoro migliore fin qui, anche più di “Andate Tutti Affanculo”.
https://www.rockshock.it/the-zen-circus-recensione-il-male/
3. Ministri – Aurora Popolare
Pur apprezzando la band milanese, dopo “Tempi Bui” si sono susseguiti album discreti che non mi hanno convinto pienamente. Dopo un avvio non esaltante e del resto non avevo grandi aspettative, “Aurora Boreale” è cresciuto ascolto dopo ascolto, raccontando di frustrazione, rabbia e ferite sociali: i Ministri si sono di nuovo scontrati con questi altri Tempi Bui con una carica punk rock dirompente, la loro migliore espressione, alternata a ballad disilluse come non avvertivo da tempo. E’ un album compatto nei suoni e nelle tematiche comuni a molte persone , che qui non hanno età.
https://www.rockshock.it/ministri-aurora-popolare-recensione/
Elisabetta Laurini
1. Deftones – Private Music
Private Music è un lavoro che conferma i Deftones come una delle realtà più longeve e rispettate del metal alternativo, capace di evolversi senza tradire la propria essenza.
https://www.rockshock.it/deftones-recensione-di-private-music/
2. Suede – Antidepressants
Rallegratevi ed esultate, perché Antidepressants, il nuovo disco dei Suede, finirà nelle posizioni più alte della Top 10 di questo 2025.
https://www.rockshock.it/suede-recensione-di-antidepressants/
3. The Ultimate Dreamers – Paradoxical Sleep
Paradoxical Sleep è il prezioso, nuovo album del quartetto belga The Ultimate Dreamers. Un viaggio sonoro dal fascino oscuro attraverso le nebbiose profondità di quel paradossale labirinto chiamato vita.
https://www.rockshock.it/the-ultimate-dreamers-recensione-di-paradoxical-sleep/
Francesco Brunale
1. Alterna – Tempo Residuo Elettrico
Senza girarci intorno con una serie di perifrasi inutili, possiamo tranquillamente affermare che l’esordio dei romani Alterna è una grandissima boccata d’aria fresca, soprattutto per chi è cresciuto con la musica alternativa degli anni Novanta.
https://www.rockshock.it/alterna-recensione-di-tempo-residuo-elettrico/
2. Paul Audia – Echoes Of Tomorrow
Paul Audia ritorna a farsi vivo con questo Echoes Of Tomorrow che conferma quanto di buono già si sapeva su di lui e sulla sua ottima band, ovvero che sa benissimo come macinare riff in puro stile hard rock.
https://www.rockshock.it/paul-audia-band-echoes-of-tomorrow/
3. The Elephant Man – Redemption
Torna il progetto di Max Zanotti The Elephant Man: Redemption è un disco introspettivo a tinte dark, oscure e quasi post-punk.
https://www.rockshock.it/the-elephant-man-redemption-recensione/
Simona Fusetta
1. Piers Faccini e Ballaké Sissoko – Our Calling
La combo tra il songwriter anglo-italiano Piers Faccini e il musicista maliano Ballaké Sissoko porta avanti con eleganza e raffinatezza un linguaggio musicale incentrato sulla tradizione, gettando una luce nuova su un tema tanto contemporaneo come quello della migrazione.
https://www.rockshock.it/recensione-piers-faccini-e-ballake-sissoko-our-calling/
2. Giorgio Poi – Schegge
Album dopo album, Giorgio Poi è la riconferma che cantautorato e pop possono unirsi, regalando a un genere spesso considerato leggero lo spessore che merita.
https://www.rockshock.it/giorgio-poi-recensione-di-schegge/
3. Tian Qiyi – Songs For Workers
Il modo in cui i fratelli Wardle riescono a fondere le loro radici culturali cinesi con le influenze dub familiari, dando vita a un genere-non genere estremamente contemporaneo venato da un tocco di psichedelia, è davvero mirabile.
https://www.rockshock.it/tian-qiyi-recensione-di-songs-for-workers/
Menzione d’onore:
Davide Boosta Dileo – Soloist
Con il suo terzo album solista, Davide Dileo in arte Boosta sposta l’asticella della sperimentazione ancora un po’ più in là.
https://www.rockshock.it/davide-boosta-dileo-recensione-di-soloist/
Gli ultimi articoli di Andrea Musumeci
- The Black Crowes: recensione di A Pound Of Feathers - March 13th, 2026
- Puma Blue: recensione di Croak Dream - March 6th, 2026
- Marta Del Grandi: recensione di Dream Life - March 2nd, 2026
- Puscifer: recensione di Normal Isn't - February 14th, 2026
- Gluecifer: recensione di Same Drug New High - February 10th, 2026
