Cloth: recensione di Pink Silence

Il terzo disco degli scozzesi Cloth, Pink Silence, si piazza subito nella rosa dei dischi dell'anno, ridefinendo l'identità sonora della scena dream-pop / post-ambient contemporanea.

Cloth

Pink Silence

(Rock Action / Pias)

drem-pop, indie-pop, post-ambient

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Il terzo LP dei gemelli di Glasgow ridefinisce l’identità sonora della scena dream-pop / post-ambient contemporanea.

Nell’attuale scenario musicale, dove il rumore di fondo della distribuzione digitale sommerge spesso le proposte più raffinate, emerge talvolta un’opera capace di brillare per la sua autenticità compositiva. Pink Silence, terzo lavoro discografico dei Cloth, formazione scozzese composta dai gemelli Rachael e Paul Swinton, pubblicato dalla Rock Action Records dei Mogwai, appartiene indubbiamente a questa categoria di produzioni significative.

I Cloth hanno già consolidato la loro presenza nel panorama indipendente britannico: dopo l’omonimo esordio che li ha portati in nomination al prestigioso SAY Award, e il successivo Secret Measure del 2023 (anch’esso finalista), questo nuovo capitolo rappresenta una marcata evoluzione nel loro percorso artistico e una riaffermazione della loro identità musicale.

La traccia d’apertura, che dà il titolo all’album, delinea immediatamente la cifra stilistica del duo di Glasgow: una produzione cristallina che valorizza tanto i vuoti quanto i pieni, con stratificazioni sonore che non cedono mai alla tentazione della sovraproduzione. La tessitura vocale eterea di Rachael, quasi sussurrata, fluttua su paesaggi sonori rarefatti, costruiti con precisione dalla chitarra di Paul e arricchiti da trame di sintesi e pattern ritmici essenziali.

L’atmosfera sospesa che permea l’intero disco evoca la tradizione dream-ambient britannica, con chiari riferimenti alle soluzioni sonore dei Cocteau Twins e alla spazialità dei primi Slowdive. Non mancano tuttavia influenze contemporanee che allontanano i Cloth dal mero revival nostalgico: nelle architetture ritmiche di tracce come Polaroid e Golden si percepiscono le soluzioni minimaliste degli XX e le costruzioni sonore dei The National.

Elemento cardine nella definizione del soundscape di Pink Silence è senza dubbio il lavoro di mastering e produzione di Ali Chant, già al mixing desk con artisti del calibro di Perfume Genius e PJ Harvey. La sua direzione tecnica ha guidato i Cloth verso un’espansione dell’orizzonte sonoro, preservando quella leggerezza caratteristica del loro approccio, ma arricchendola con nuove texture timbriche.

A elevare ulteriormente la qualità del master, troviamo contributi di collaboratori di rilievo: Adrian Utley dei Portishead, gli arrangiamenti orchestrali di Owen Pallett e l’input creativo di Stuart Braithwaite dei Mogwai. Queste partecipazioni non risultano mai come semplici featuring esibiti, ma si integrano organicamente nel framework sonoro dei brani, evidenziando la maturità compositiva raggiunta dai gemelli Swinton.

Sul piano concettuale, Pink Silence esplora la polarità emotiva racchiusa nel fenomeno atmosferico del cielo rosato all’alba o al crepuscolo. Come dichiarato dagli stessi Swinton nelle note di produzione, questa particolare cromia dell’atmosfera può evocare stati d’animo contrastanti: da un lato una serena contemplazione, dall’altro un senso di inquietudine e premonizione. Questa ambivalenza percettiva attraversa l’intero tracklist dell’album, creando un’affascinante tensione narrativa.

L’apparente minimalismo testuale non deve trarre in inganno: dietro la superficie delle lyrics si nascondono riflessioni stratificate su relazioni interrotte, elaborazione della perdita e processi di accettazione. In The Cottage, uno dei momenti più intensi dell’album, il duo sviluppa tematiche di nostalgia e introspezione con una sensibilità lirica che richiama la tradizione songwriting britannica più sofisticata.

Nel contesto della musica contemporanea, i Cloth occupano un posto di tutto rispetto nel panorama indie. Pur mantenendo un’identità di produzione indipendente (la Rock Action Records non è certamente una major label), il duo scozzese dimostra una consapevolezza artistica che trascende i confini dell’underground, offrendo un prodotto sonoro accessibile ma mai banale o commerciale.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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