The Noise Who Runs: recensione di Re: GenX

The Noise Who Runs – Re: GenX: recensione del secondo album di Ian Pickering (ex Sneaker Pimps), dieci tracce di elettronica alternativa tagliente tra post-punk, trip-hop e critica politica.

The Noise Who Runs

Re: GenX

(TNWR Records)

alternative-electronic, post-industrial


C’è un filo che collega il trip-hop cerebrale degli anni Novanta all’elettronica alternativa più combattiva del presente, e quel filo ha il nome e la voce di Ian Pickering. Già co-autore di classici degli Sneaker Pimps come Spin Spin Sugar, 6 Underground e Tesko Suicide, e collaboratore dei Front Line Assembly di Bill Leeb, Pickering porta con sé un curriculum che pesa. Con The Noise Who Runs, progetto avviato dopo il suo trasferimento da Hartlepool, nel nord-est dell’Inghilterra, a Lilla nel 2018, aveva già dimostrato con il debutto Preteretrospective (2023) e con l’EP Come and Join the Beautiful Army (2024) di non aver perso né l’acutezza lirica né il fiuto per i paesaggi sonori più oscuri e magnetici.

Re: GenX è tanto un bilancio quanto una risposta: una reazione proveniente dall’interno di una generazione che ha ereditato il progresso, l’uguaglianza e una libertà in espansione, e che non ha saputo difenderli quando sono stati messi in pericolo. Scritto nell’onda lunga dei disordini che hanno attraversato il Regno Unito nell’estate 2024 e nell’ombra di uno scenario politico globale sempre più franante, l’album è un disco-concetto che non concede alibi e non distribuisce assoluzioni. Piuttosto che nostalgia, offre una critica della passività: cosa succede quando una generazione sa bene come stanno le cose, ma non fa nulla.

Per questo album Pickering ha lavorato in una sostanziale dimensione solista. Partendo da una serie di demo a metà cottura, si è concesso finalmente una chitarra elettrica degna di questo nome, e lo strumento ha trovato il proprio spazio nelle composizioni con naturalezza, dando impulso a brani come Trust Me I’m A Psychopath e This Song Sucks (Mind The Gap). Il risultato è un suono che integra l’ossatura elettronica con strati di chitarra tagliente ma non invasiva, costruendo un equilibrio che ricorda la tradizione post-industriale britannica senza replicarla pedissequamente. La produzione è firmata dallo stesso The Noise Who Runs, con produzione aggiuntiva di Colin Cameron, missaggio e mastering di Colin C. al The Cell Studio.

I riferimenti artistici più immediati che il disco evoca spaziano dall’elettronica abrasiva dei Death in Vegas alla sarcastica eloquenza di Ian Dury, dall’urgenza ritmica degli LCD Soundsystem fino al gelo atmosferico dei Sisters of Mercy, di cui la critica internazionale ha già sottolineato la grazia antinomie e la statura: un freddo artico da cui irradia un calore lirico e appassionato. Non manca, in filigrana, l’eredità della grande tradizione trip-hop e big-beat degli anni Novanta che Pickering contribuì a scrivere.

The Summer Talking apre il disco con un’architettura densa e cinematografica, stabilendo subito il tono di un lavoro che non ha fretta di conquistare ma ha molto da dire. Bang Bang è il singolo apripista: cattura l’esaurimento psichico di una vita vissuta in modalità di crisi permanente, dove l’indignazione sostituisce il pensiero e la reazione si fa surrogato della responsabilità. Il riff ossessivo e la voce secca di Pickering si saldano in un’unità che colpisce con precisione chirurgica.

This Song Sucks (Mind The Gap) è tra i momenti più riusciti dell’intero album: ironia feroce in forma di pop alternativo, costruita su una struttura ritmica spezzata che rimanda tanto al post-punk quanto a certe intuizioni dei primi Depeche Mode. Just The English Way è disponibile come esclusiva su Bandcamp ed è una requisitoria sull’identità inglese: trasforma la litote culturale in critica, ritraendo una nazione intrappolata tra orgoglio silenzioso, negazione e pressione per il cambiamento.

The Bodies Are Under The Bus Again è il brano dichiaratamente antimilitarista del lotto, mentre Commercial Road disseziona un mondo in cui tutto è in vendita — i corpi, le verità e persino l’indignazione stessa — reinterpretando le relazioni come semplici transazioni e l’identità come qualcosa di eroso dalla mercificazione o dall’intorpidimento chimico. Home Front Truths e We Are Breach percorrono i territori più cupi e strutturati dell’album, con arrangiamenti che bilanciano tensione e respiro. La chiusura è affidata a All Assuming You, brano che lascia aperta la questione fondamentale dell’intero lavoro senza risolverla con false consolazioni.

Re: GenX non è un disco che cede alla nostalgia né uno sfogo nichilista. È qualcosa di più raro: un lavoro che non chiede di essere perdonato ma di essere esaminato, e lascia aperta la domanda se la consapevolezza, questa volta, condurrà finalmente all’azione. Per chi ha attraversato gli anni Novanta con la sensazione che quel decennio avrebbe tenuto le sue promesse, è uno specchio scomodo e indispensabile. Per chi è venuto dopo, è un documento sonoro di come una generazione si sia seduta sui propri ideali. Pickering è addirittura tornato a incidere le proprie voci nel Teesside, la sua terra natale, per dare ancora più mordente al proprio manifesto.

Dieci tracce, zero autoassoluzioni, produzione essenziale e lisergica al tempo stesso. Re: GenX è il disco più maturo e coraggioso di The Noise Who Runs, e uno dei lavori di elettronica alternativa britannica più significativi di questo 2026.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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