Micah P. Hinson: recensione di The Tomorrow Man

The Tomorrow Man è il nuovo album di Micah P. Hinson, un viaggio intenso tra folk e orchestrazioni, dove ogni nota racconta dolore, introspezione e speranza.

Micah P. Hinson

The Tomorrow Man

(Ponderosa Music Records)

dark folk, pop orchestrale, murder ballad, folk tex-mex, musical, crooning


A tre anni di distanza da I Lie To You, Micah P. Hinson torna con il nuovo album The Tomorrow Man, firmando uno dei lavori più maturi della sua carriera.

Pubblicato da Ponderosa Music Records, il disco rappresenta un vero cambio di direzione rispetto al passato: la dimensione scarna e cupa del dark folk per voce e chitarra lascia spazio all’intensità di un crooning segnato dal dolore, dalla malinconia, ma anche da una lenta elaborazione di trasformazione e rinascita.

Il cantautore texano, da anni diviso fra Stati Uniti ed Europa, mescola la forza espressiva del linguaggio proprio dell’epica pastorale americana a un respiro più arioso, melodico e commovente di stampo italiano, arricchito da tinte orchestrali e cinematiche. Tant’è che, per sostenere questo nuovo percorso, Micah ha affidato gli arrangiamenti all’ensemble sinfonica di Benevento, diretta da Raffaele Tiseo, e al polistrumentista e produttore Alessandro “Asso” Stefana.

Hinson ha spiegato il cambiamento con parole sincere: “Ero solo stanco di essere il ragazzo triste che scriveva canzoni tristi. Non mi serviva più a nulla… Per The Tomorrow Man ho ricominciato da capo; non ci sono vecchie canzoni nel disco”.

Un nuovo inizio che attinge alle radici del folk, a quel genere ancora in grado di far incontrare passato, presente e futuro, aprendosi a nuove possibilità. Da lì nascono i temi che Micah P. Hinson porta nelle sue composizioni: amore, fede, natura transitoria delle relazioni, solitudine. Un’eredità dal tratto indelebile, con la musica a infondere il suo potere terapeutico.

In questa direzione si muove Take It Slow, uno dei pezzi più meditativi del disco. Hinson lo descrive come un richiamo alla pazienza, alla calma, cercando di accogliere ciò che viene senza forzature: “Abbiamo bisogno di pazienza. Le cose migliori non accadono nel rispetto della nostra agenda… molte tristezze derivano dalla mancanza di pazienza. Viviamo troppo veloci, vogliamo tutto subito. E non sono sicuro di quanto questo faccia bene alle nostre vite”.

Le dodici canzoni esplorano diverse sfumature emotive: se Oh, Sleepyhead e Mothers And Daughters danzano sulle note dei musical anni ’50, utilizzando le relazioni come metafora di connessione e intimità, One Day I Will Get My Revenge rimanda alla tradizione delle murder ballad, mentre I Don’t Know God tocca corde spirituali affrontando il tema della fede, di quella fede che spesso acceca e porta a un senso di disillusione (“but I don’t love God, and he don’t love me, dead leaves on fallen leaves”).

Sul piano sonoro, The Tomorrow Man è il progetto più ambizioso degli ultimi anni di Hinson. Archi, fiati e orchestrazioni conferiscono al disco atmosfere sognanti e nostalgiche, persino natalizie in I Thought I Was The One.

In Think Of Me prevale una sobrietà folk acustica che mette in evidenza il tremolante timbro baritonale di Micah: in alcuni momenti ricorda Frank Sinatra, ma non il sofisticato Sinatra metropolitano, bensì una versione di provincia, consumata dal tempo, dagli eccessi, dall’alcol e dalle sigarette.

C’è anche l’eco di Leonard Cohen che risuona nel modo in cui il musicista statunitense trasforma la vulnerabilità in parola cantata, mentre alcune ombre narrative richiamano Johnny Cash e Tom Waits. The Last Train To Texas, invece, riporta in scena banjo e suggestioni tex-mex che sembrano uscite da serie come Better Call Saul o Breaking Bad.

Ma The Tomorrow Man porta con sé una visione più profonda e idealista. Per Hinson, il concetto alla base del progetto è osservare la ciclicità della vita (“the sun will will rise, and seas will fall again”) e, per quanto possibile, cercare di capirne il significato per crescere come persone, anziché continuare a farci del male. Per lui, L‘Uomo del Domani rappresenta l’opportunità di elevarci come esseri umani e superare le barriere emotive che impediscono comprensione e condivisione.

Per quanto riguarda la sua sfera personale, The Tomorrow Man non mostra solo le ferite e le fragilità che sono state conseguenza di certe scelte e degli dèi che gli hanno voltato le spalle, ma racconta soprattutto ciò che lo ha trasformato e ciò che potrebbe ancora salvarlo: “Oh, sleepyhead, it’s early morning, and all our lives are new”.

Una nuova luce attraversa l’esistenza di Micah P. Hinson e, di riflesso, ispira la sua arte. È il risveglio di chi riconosce di aver sperperato gran parte della propria vita e ora sceglie di non sprecare altro tempo.

The Tomorrow Man è dunque un invito a non lasciarsi travolgere dalla rabbia o dalla tristezza (“we don’t need to feel so sad, we don’t need to feel so mad”), e insieme la rivincita di chi ha atteso a lungo per diventare finalmente ciò che è oggi.

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