Rival Consoles: recensione di Landscape From Memory

Con Landscape From Memory, Rival Consoles crea un'elettronica luminescente, emotivamente carica e meticolosamente dettagliata che non si piega mai alle restrizioni reticolari della techno convenzionale.

Rival Consoles

Landscape From Memory

(Erased Tapes)

elettronica, vaporwave, two-step


Dopo tre anni di silenzio discografico e un periodo di blocco creativo che avrebbe messo alla prova chiunque, Ryan Lee West torna con il suo nono album come Rival Consoles, confermando ancora una volta perché sia considerato uno dei compositori elettronici più raffinati della scena contemporanea. Landscape From Memory, uscito per la storica Erased Tapes (di cui West fu il primo artista nel 2007), nasce proprio dalla decisione di recuperare e rielaborare frammenti sonori e idee accantonate negli anni, trasformando quello che poteva essere un semplice esercizio nostalgico in un’opera matura e profondamente emotiva.

L’album si compone di quattordici brani che spaziano dai due ai cinque minuti ciascuno, per una durata complessiva di circa cinquantotto minuti, e sin dal brano d’apertura In Reverse è evidente l’approccio più caldo e umano che caratterizza questo lavoro. La traccia utilizza tecniche di backmasking in chiave vaporwave, creando un ponte ideale tra la dimensione nostalgica del titolo e l’approccio sonoro contemporaneo di West.

Il singolo Catherine, dedicato alla sua compagna, rappresenta perfettamente questa nuova direzione artistica: un brano strumentale two-step moderno che cerca una voce, un groove educato e senza fondo che vuole essere una canzone pop ma non ci arriva del tutto. Eppure, proprio in questa tensione irrisolta risiede gran parte del fascino del pezzo, dove sintetizzatori espansivi anticipano l’ingegnosità che rende Landscape From Memory infinitamente intrigante.

Dal punto di vista tecnico, West dimostra ancora una volta la sua capacità di coniugare programmazione complessa e accessibilità melodica. Brani come Gaivotas mostrano il tocco di West con la programmazione elaborata delle percussioni, contrastata da battiti lenti e sintetizzatori staccato che sono davvero originali in un modo raramente sentito nella musica elettronica contemporanea.

La produzione, curata dallo stesso West insieme a Aneek Thapar per il mix e Zino Mikorey per il master, restituisce un suono stratificato ma mai affollato, dove ogni elemento trova il suo spazio nell’architettura complessiva. Tracce come Tape Loop pulsano e tremano con un’intensità gorgogliante, risultando meravigliosamente cinematiche, mentre Jupiter utilizza percussioni metalliche primitive per creare tensioni ritmiche inaspettate.

West ha sempre avuto l’abilità unica di dipingere immagini e scene con il suono, e in questo album tale capacità raggiunge una maturità particolare. L’alternanza tra momenti più ritmati e parentesi ambient non è mai casuale: Soft Gradient Beckons e Nocturne fungono da veri e propri respiri contemplativi all’interno di una narrazione che abbraccia tanto l’introspezione personale quanto la contemplazione cosmica.

L’album naviga attraverso territori balearic, vaporwave e hyperpop, scambiando linee di sintetizzatori morbidi e ritmi da meccanismo d’orologeria, mentre tracce come Known Shape incorporano quello che suona come un tosaerba distante che si fonde con i tasti delicati, dimostrando la capacità di West di trovare bellezza in elementi apparentemente prosaici.

Landscape From Memory segna un momento importante nella carriera di Rival Consoles: per un artista costantemente brillante con quasi due decenni di esperienza, questo album rappresenta una sintesi matura tra sperimentazione e accessibilità emotiva.

West riesce nell’arduo compito di trasformare frammenti del passato in visioni del presente, creando un’elettronica luminescente, emotivamente carica e meticolosamente dettagliata che non si piega mai alle restrizioni reticolari della techno convenzionale. Un album che cresce ad ogni ascolto e che conferma Rival Consoles come una delle voci più importanti dell’elettronica contemporanea.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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