Hermanos Gutiérrez: recensione di Los Ojos Del Cóndor

Con Los Ojos Del Cóndor, gli Hermanos Gutiérrez tornano sui paesaggi montani delle Ande per rendere omaggio alle loro radici sudamericane, attraverso un mélange sonoro magnetico, mistico ed evocativo che fonde emozioni e memoria.

Hermanos Gutiérrez

Los Ojos Del Cóndor

(Easy Eye Sound)

folk andino, latin folk, western, cinematic soundtrack, desert folk

[voto 3.7]

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A distanza di due anni da Sonido Cósmico, gli Hermanos Gutiérrez tornano con Los Ojos Del Cóndor, un album che riporta il duo svizzero-ecuadoriano su un territorio geografico e familiare: quello che si estende dalle Ande alle coste del Pacifico.

Prodotto ancora una volta da Dan Auerbach negli Easy Eye Sound Studios di Nashville, il disco raccoglie dieci composizioni strumentali nelle quali il consueto dialogo fra le chitarre dei fratelli Alejandro ed Estevan Gutiérrez si apre al desiderio personale di rendere omaggio alle loro origini sudamericane: la madre dei due musicisti è originaria dell’Ecuador, mentre la bisnonna era peruviana.

“Questa è una lettera d’amore al Sud America. Non c’è altro luogo in Sud America altrettanto forte e potente come le Ande, perché collegano così tanti Paesi da nord a sud, e ci è sembrato un omaggio a questa intera regione”, spiegano Estevan e Alejandro, che continuano ad alimentare il proprio trademark stilistico, rigorosamente strumentale e acustico, cercando di scavare nella memoria e ricreare un legame con quelle radici fatte di polvere, paesaggi montani, esperanza e simbologia del condor, storicamente considerato emblema di potere e libertà presso molte tradizioni indigene andine.

A riaccendere questo rapporto con il Sud America ha contribuito anche una fotografia del padre, ritratto a Machu Picchu negli anni Settanta. La stessa dimensione visiva si riflette nell’artwork di copertina, una fotografia scattata durante un viaggio in Perù che mostra due donne locali insieme a due lama.

Ne affiora così un mélange sonoro magnetico, mistico ed evocativo, nel quale confluiscono influenze latine dal calore analogico e dall’ampio respiro melodico, che si susseguono fra milonga argentina e cumbia peruviana e colombiana, atmosfere dense e tessiture cinematografiche western, desert folk andino dai riverberi psichedelici, tremolanti e chiaroscurali, metalliche vibrazioni twang dal timbro malinconico, ritmi galoppanti, linee d’organo fluttuanti, delicate percussioni esotiche e chitarre luccicanti, sibilanti, ipnotiche e granulose.

Rispetto ai lavori precedenti, a conferma della raffinatezza estetica degli Hermanos Gutiérrez, Los Ojos Del Cóndor introduce nuovi elementi timbrici come il charango, che porta nel loro linguaggio una componente esplicitamente andina, mentre Estevan utilizza per tutto il disco una chitarra classica con corde di nylon, ricevuta dal padre quando aveva otto anni. A questi strumenti si aggiungono la quijada peruviana e la consueta combinazione di chitarre intrecciate.

Se la title-track traduce in musica il volo del condor sopra le montagne attraverso un andamento più incalzante e gli slide sognanti e penetranti della lap steel, Tren Macho guarda al Perù e prende spunto dalla linea ferroviaria che collega Huancayo e Huancavelica, ispirandosi a un documentario su una storica locomotiva che portava cibo e acqua nei più remoti villaggi peruviani, mentre Los Andes e Ciudad Inca rafforzano il carattere geografico dell’intero percorso.

Un itinerario che trova ulteriore corrispondenza nel termine Yanantin, che, sulla falsariga del concetto cinese di yin e yang, rappresenta l’adesione andina a un modello filosofico basato sull’equilibrio armonioso fra elementi differenti ma complementari.

Senza bisogno di parole, queste dieci canzoni trasformano il viaggio verso le Ande in una successione di suggestive immagini sonore, attraverso un movimento ondivago che invita ad abbandonarsi alla contemplazione e alla riflessione, conferendo un’anima sognante a un sound già di per sé intimo e avvolgente.

Los Ojos Del Cóndor si presenta, pertanto, come un nuovo capitolo nell’evoluzione artistica degli Hermanos Gutiérrez; una sorta di docu-album sulla riscoperta di un patrimonio culturale in cui i luoghi della memoria si fondono con le emozioni personali e il senso di appartenenza.

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