You, Nothing: recensione di Lonely//Lovely

You, Nothing: i quattro giovani shoegazers mettono in mostra una freschezza e un impatto emozionale e cromatico decisamente efficace.
I Cd ascoltati per voi (a tutto volume), valutati da noi

You, Nothing: i quattro giovani shoegazers mettono in mostra una freschezza e un impatto emozionale e cromatico decisamente efficace.

L'imperfezione più nitida e commuovente è racchiusa da Gintsugi all'interno del suo omonimo EP di debutto.

Il suono astratto ed enigmatico dei Three-Layer Cake è perfettamente presentato nel loro primo lavoro, Stove Top.

Con Cronaca Nera e Musica Leggera i Ministri hanno realizzato un EP di musica da palco, da concerto e da divertimento, in un momento storico in cui la ricerca dello svago e della voglia di evadere è qualcosa a cui ognuno vuole ambire.

I Fireground propongono musica gelida, nel senso che il loro modo di approcciarsi alla musica sembra derivare tanto da gruppi del nord Europa.

Quello di Anamorfosi degli Alan+ è un impervio viaggio introspettivo che si fa soundtrack dell'alienazione urbana, nel tentativo di porre l'accento sull'anatomia etologica della società contemporanea.

L’esordio dei Maldimarte è l’inizio della seconda vita artistica di Vincenzo Genuardi e Domenico Mistretta, all’insegna di un sound meno guitar-oriented e di testi frutto di una lucida osservazione della realtà.

La voce calda e rotonda di Cathal Coughlan scandisce l'incedere scuro e solenne del suo nuovo album, Song of Co-Aklan.

Il debut album degli Hiroshi è un affresco, malinconico e uggioso, che esalta la semplicità e la purezza delle cose. Parliamo di Anything.

La psiconalisi rock dei tarantini Monarkaotika su inquietudini, manie, alibi, ansie, giustificazioni dell’uomo moderno.

Il sesto album in studio dei milanesi Drakkar esplode in un turbinio di riff power metal pesantissimi salpando verso il Mare del Fato.

Gli Arboretum hanno concepito un capolavoro - Falls The Shadow - che dapprima mi ha stupita, poi ingoiata in un tunnel di sensazioni indicibili dal quale mi rifiuto di uscire se non sotto minaccia.

Di quel che c’è non manca niente è l’album di debutto di Fusaro, cantautore giovane anagraficamente ma maturo dal punto di vista musicale. Ma non solo: è soprattutto un processo di analisi dentro e fuori di sé per arrivare a capire cosa è veramente importante.

Lo spartito compositivo dei Big Sea si costituisce come un mix istintivo di contaminazioni anglofone, dalle quali emerge tutta l'urgenza espressiva del collettivo felsineo.

Ad un anno di distanza il misterioso Andreotti pubblica il secondo disco, 1973: 8 canzonette irriverenti e autorali, con un pizzico di nosense.