I Plebei: recensione di Semisterili

I Plebei gettano Semisterili con il loro folk contaminato nella speranza possano risvegliare il rispetto interpersonale e per la natura e la pace dell’animo quando è libero dalle passioni.
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I Plebei

Semisterili

(Alka Record/Massaga)

folk, canzone d’autore

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I Plebei sono una band trentina in attivo dal 1996, progetto nato quando agli inizi degli anni 90 il singer Vincenzo Palombo venne deriso da un gruppo di paninari che, vedendolo passare per strada con addosso il suo umile vestiario, lo apostrofò come “plebeo”. La risposta ironica “io sono il re dei Plebei e sentirete parlare di me” lo convinse a mettere in effetti in piedi un gruppo di matrice blues, così da arrivare a pubblicare diversi Ep e un album, e prima della pandemia era alle prese con il mixaggio di questo EP, Semisterili, interrotto dal Covid.

La passione di Vincenzo per la fisarmonica predominante grazie a Simon Coppolino ha indirizzato la band verso un’alchimia folk, si tratta difatti di 5 tracce intense e dinamiche con diverse contaminazioni, appiccicando inevitabilmente addosso quest’etichetta di menestrelli folk perché nel corso del tempo il sound e il linguaggio dei Plebei è cambiato e oggi sono riconosciuti come una band bischera e tagliente. Nella dimensione live hanno sposato la forma del cabaret sarcastico coinvolgendo il pubblico (che con la pandemia ora devono rinunciare a questo “contatto diretto”), realizzando di fatto anche uno spettacolo teatrale, Lucinfuga, e l’evento notturno annuale Un’ora di Troppo, che celebra ironicamente l’ora legale proprio nel giorno in cui si sposta l’ora.

Tra i brani di questo Ep, Gioiamara, il singolo di presentazione, propone subito un mix di swing, blues, folk molto leggero e dolcemente ritmato, nell’Israelita si gioca tra ska e musica balcanica alleggerendo le tematiche bibliche che li portarono a magnificare loro stessi, ammonendo i “dormienti” il cosiddetto “controllo globale occulto”. Se in Per Che si balla sul significato della morte che è anche energetico-spirituale, Mario Speziali alla chitarra, Giosuè Parisi al basso e Simone Oss alla batteria creano melodie gitane e raccontano in Ubuntu, una parola in lingua bantu che significa benevolenza, il bisogno di compassione, relazioni genuine e il rispetto verso la natura che continua a fare il suo corso.

L’energia dei Plebei è istintiva, con sfumature jazz, blues, aperture balcaniche e atmosfere vicine alla tradizione nazional-popolare nostrana che senz’altro ha dato spunti ai brani di questo Semisterili, che ammette l’amarezza del presente chiedendo di guardare positivamente verso il futuro. Una giostra di colori dove nelle loro canzoni c’è un testo malinconico aggrappato ad una musica spensierata che rende la fruizione delle canzoni molto piacevoli, lasciando riflettere l’ascoltatore sul significato di ogni brano, che semina messaggi apparentemente sterili ma che attecchiscono nelle orecchie dell’ascoltatore.

Sito web: www.iplebei.it

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Luca Paisiello
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