Erik Gronwall: recensione di Bad Bones

Superati tanti ostacoli, la stella svedese Erik Gronwall riappare con il suo terzo album solista in studio raccontando la sua voglia di andare avanti mettendoci energia e groove.

Erik Gronwall

Bad Bones

(Greenwall Entartainment, 2026)

hard rock


Si intitola Bad Bones il nuovo album dello svedese Erik Gronwall, singer di H.E.A.T., Skid Row e Michael Schenker un disco di 10 brani hard rock che nel complesso appaiono grintosi ma senza lasciare un segno indelebile.

Eppure il ragazzo che ha vinto nel 2009 il talent nazionale svedese Idol ha avuto una carriera strepitosa. Amato in patria per la sua eccezionale voce, messosi in luce anche per il suo primo album omonimo, ammirato per le performance vocali per la versione teatrale di Jesus Christ Superstar e apprezzato per il successivo secondo disco, a tre anni dal debutto discografico Erik è stato reclutato dai connazionali H.E.A.T. dopo la partenza dl loro vocalist Kenny Leckremo, realizzando con la band 4 importanti album di successo.

Scoperta la leucemia, dopo la parentesi con i New Horizon, una nuova band formata insieme al tastierista degli H.E.A.T. Jona Tee, Erik è entrato negli Skid Row ridando slancio ad una band che, dopo l’addio di Sebastian Bach, non si era più distinta come negli anni dorati dell’hard rock. L’album The Gang’s All Here non è una bomba mainstream ma ha convinto pubblico e critica dopo tanti anni di dischi mediocri. Durante il tour le condizioni di salute di Erik l’hanno costretto a prendersi cura di se stesso e la band lo ha sostituito provvisoriamente con Lzzy Hale degli Halestorm. Gronwall ha pubblicato poi due album di cover perché la musica lo ha aiutato nella terapia e dopo l’esperienza nell’ultimo disco del Michael Schenker Group oggi ritorna con questo nuovo disco solista dopo la guarigione.

Con Bad Bones, Erik Gronwall conferma le sue grandi doti canore ma non percepisco un percorso artistico ben definito. In generale il disco è un concentrato di puro hard rock melodico (Lost for Life), contemporaneo e ben suonato fin dalle prime note di Born To Break, ma tutto in linea con gli ascolti a noi rockettari già noti. E quando il rock corre il rischio di scimmiottare se stesso non sa più costruire grandi album nonostante quelle grandi radici che hanno regalato album epocali.

Who’s the Winner è un emozionante lento e anche Written in the Scars è un classico finalone in crescendo ma in quest’ultimo lavoro del singer svedese manca quella ballatona che lo avrebbe rilanciato da solista in tutto il mondo. Sia chiaro che le dieci tracce scritte raccontano la sua rinascita personale dopo i guai di salute (Praying for a Miracle), e non si può discutere del grande talento vocale che gli ha permesso di entrare in tre band famose girando il mondo.

A modo suo tra riff accattivanti e un bel cantato Erik si racconta, l’ugola è tra le migliori in circolazioni tra i cantanti dell’ultima generazione ma ho l’impressione che con questo disco Gronwall, eccellente frontman, si sia affidato troppo a formule scontate senza metterci almeno un pezzo sorprendente.

Sito web: erikgronwall.com

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