Woda Woda: recensione di L’Ultimo Testamento

Tra riff heavy metal e armonie hard n’ blues i Woda Woda predicano tra gli uomini che la discesa agli Inferi porta consapevolezza.

Woda Woda

L’Ultimo Testamento

(Sorry Mom! / Wanikiya Record)

hard n’ heavy, hard blues


Questa scossa in chiave hard n’ heavy arriva dalla provincia di Alessandria con il quintetto dei Woda Woda. L’Ultimo Testamento è un viaggio iniziato nel 2020 che ha portato la band a raccogliere 10 singoli brani scritti in comune, legati da un filo conduttore.

Introdotto da un reading che racconta di come Lucifer non sia il male assoluto ma un portatore di luce e che l’Inferno non è altro che un luogo dove giace la conoscenza, per i Woda Woda i demoni non sono che angeli caduti dal Paradiso e diventano quindi i protagonisti di questo album: Lucifer, Leviathan, Samael, Asmodeus e Behemoth sono i redenti che tornano tra gli uomini con l’obiettivo di raccontare la verità, quella che la Chiesa cerca di negare ai propri fedeli.

Tra power chord alla Judas Priest, Manowar e Iron Maiden assistiamo al racconto di come si cade in basso e ci si rialza, di come Caino, lo spirito guida che si trascina all’Inferno, apre la via a quella che è una presa di coscienza. Caino si fa traghettare da Caronte e scopre che sul trono degli Inferi c’è un impostore, mentre Lucifer ha abbandonato il suo Regno per trovare anche l’amore.

A rendere più chiaro il concetto è il fumetto ad opera dello stesso Max Montecucco, il singer Lucifer, che ha pubblicato un libretto di 45 pagine di questi cinque personaggi alle prese con la ribellione di un mutaforma che invoca alle sue legioni di compiere l’ennesima minaccia al genere umano.

I testi sono tutti in italiano, tranne Lady Mazikeen che è cantato in inglese con ai cori Tiziano Spigno degli Extrema, i brani spaziano tra l’heavy metal (Vola la mia Prua) e l’hard blues (La Chiave del Caos), con buona maestria delle chitarre e classici riff sul genere, virando verso il finale in direzione hard rock, mentre la voce si comporta più che discretamente anche se non è nelle mie corde, ma Montecucco ci mette tanto sudore.

Non conosco la storia, antecedente a questa band, di questo quintetto di adulti cresciuti nell’euforia del metal ottantiano, ma hanno deciso di investire tempo e passione raccontando una divertente storia nel nome del metal grazie a tante serata passate in compagnia a costruire canzoni proprie, ed è ammirevole.

Social: wodawoda_official

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Luca Paisiello
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