A Distant Shore: la recensione di Better Days

Con Better Days degli A Distant Shore è bello sognare ad occhi aperti. È un lavoro ricco di atmosfere magiche, un disco da ascoltare in cuffia, in riva al mare, al tramonto e non per forza in buona compagnia.
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A Distant Shore

Better Days

(Somewherecold Records)

dream-gaze

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A Distant Shore_Better Days_recensioneUna giornata come questa, assolata e silenziosa, è la cornice perfetta per l’ascolto di Better Days, EP degli emiliani A Distant Shore, pubblicato dall’etichetta Somewherecold Records.

Il combo dream-gaze elettronico nasce a Reggio Emilia nel 2020 grazie all’ingegno di tre musicisti già impegnati ed attivi in altri progetti, parliamo di Giovanna Dazzi (Mojo Workin’ Band), Riccardo Spaggiari (Ataraxia, Cosmos in Collision, Amp Rive) e Gualtiero Venturelli (Amp Rive, Lampo, John De Farga).

Le quattro canzoni di Better Days avvolgono come la carta stagnola, ci si sente protetti e proiettati in una bolla di positività, a tratti si sorride, sapete quel sorriso di compiacimento misto alla pace interiore tanto difficile da trovare in questi strani giorni sospesi tra la speranza di poter tornare ad una sorta di normalità e l’abbandono quasi rassegnato all’isolamento dell’ultimo periodo.

È bello sognare ad occhi aperti mentre in sottofondo parte Downbrown, traccia d’apertura pervasa da una dolcezza quasi sovrannaturale, beats elettronici ultra dilatati sposano un arrangiamento armonico puntellato dal fiorire dei synth e della chitarra sognante di curiana memoria inserito in uno schema paradisiaco dove ondeggia la voce eterea di Giovanna Dazzi, lontana e per certi versi aliena.

Segue Better Day, primo singolo estratto, brano limpido e tondo, capace di rapire anche le menti più offuscate ed abbrutite, un vero e proprio viaggio spirituale immerso nel sound che caratterizza l’intero lavoro cucito sui paesaggi sonori di Riccardo Spaggiari (synth, elettronica) e Gualtiero Venturelli (chitarra) tra continui riverberi dal sapore shoegaze e suggestioni dream pop alla Beach House.

Quel che resta del mini album, spero aperitivo a qualcosa di più sostanzioso, non solo non delude ma anzi conferma le prime percezioni avvertite, Safe Place, convince a pieno forse per l’intenzione più audace unita al solito mood sogno o son desto ma è Girls a farmi davvero battere il cuore, l’ultima canzone, l’ultima emozione, l’ultimo volo pindarico, l’ultima occasione di toccare con mano la raffinatezza e lo stile di una band in rampa di lancio, unica pecca la sfumatura finale, soluzione che non prediligo, ma che ovviamente resta un mio problema.

È breve ma intenso questo piccolo viaggio nell’universo artistico degli A Distant Shore, mi sarebbe piaciuto proseguire la corsa e magari scendere qualche fermata più avanti ma se l’EP vuole essere un assaggio spero di non dover attendere troppo per una produzione in full-lenght.

Better Days è un buon lavoro, ricco di atmosfere magiche sorrette da un solido concetto base, un disco da ascoltare in cuffia, in riva al mare, possibilmente al tramonto e non per forza in buona compagnia perché sarà la musica stessa a riempire il vostro prezioso spazio temporale.

A Distant Shore su Facebook: https://www.facebook.com/adistantshoreband

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Elisabetta Laurini
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