Augustine: recensione di Proserpine

Augustine ricorre alla mitologia per tracciare un parallelismo con i tempi oscuri che stiamo vivendo, proponendoci di scendere negli inferi per un viaggio volto a toccare realtà occulte.

Augustine

Proserpine

(I Dischi del Minollo)

dark folk

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Augustine-recensione-prosepineC’è un grande ritorno alla mitologia di questi tempi. Gli artisti ricorrono a queste figure che sembrano prestarsi perfettamente per tracciare un parallelismo con l’epoca storica in cui stiamo vivendo. Cavalca questo filone anche Augustine, al secolo Sara Baggini, cantautrice e polistrumentista che, vestendo i panni della dea latina dell’oltretomba, pubblica Proserpine.

Proserpine ruota intorno a questo personaggio, simbolo di reclusione, di una vita passata a osservare il mondo dietro a una finestra (vi ricorda qualcosa?). Ma questa apparente staticità cela in realtà un viaggio introspettivo fatto di morte e rinascita. Una dualità che caratterizza le tracce di questo album, dove lo spunto autobiografico viene trasceso per toccare le profondità del proprio animo, e dove la narrazione musicale segue lo svolgimento del mito.

Le nuove sonorità risentono ancora molto dell’influenza degli anni ’80 che già caratterizzavano le prime release, ma si allontanano del dream pop degli inizi verso un dark folk più in linea con le tematiche trattate. Il risultato sono atmosfere oscure e lisergiche, scandite da rime e da andamenti ossessivi e cantilenanti, realizzate con strumenti analogici e digitali.

Ancora una volta influenzata dalle arti figurative, che ricoprono un ruolo fondamentale anche nella sua carriera musicale, Augustine alimenta il suo immaginario anche dalla letteratura, usando il linguaggio onirico come l’unico possibile per rappresentare una profonda consapevolezza di sé. E per trovare la propria identità.

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Simona Fusetta
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