Rolling Stones
Foreign Tongues
(Polydor/Universal)
blues, rock’n’roll, southern blues, soul ballad, slide blues, blues & roll, R&B, boogie rock, disco rock, roots, country rock, country piano ballad, funky
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Dopo tanti anni di gavetta nella scena underground, i Rolling Stones tornano con il nuovo lavoro in studio Foreign Tongues, confermandosi una delle realtà più promettenti del rock britannico.
Scherzi a parte, Foreign Tongues è il loro venticinquesimo album, registrato in poche settimane ai Metropolis Studios di West London e prodotto dall’ormai noto Andrew Watt, già produttore di Hackney Diamonds.
Nonostante una carriera iniziata nel giurassico 1962, gli ottantaduenni Mick Jagger e Keith Richards, insieme a Ronnie Wood – il “giovanotto” della band con i suoi 79 anni – continuano a seguire l’ispirazione di sempre, alimentando un mito senza tempo. Restano fedeli al proprio trademark sonoro, al rock’n’roll e al blues della vecchia scuola, ma con quella freschezza esecutiva e quella consapevole spavalderia che da sempre li contraddistinguono, impedendo alla loro musica di apparire fuori moda.
Composto da quattordici tracce (tra cui una trascurabile cover di You Know I’m No Good di Amy Winehouse), sulla scia di Hackney Diamonds, pubblicato tre anni fa, Foreign Tongues vede la partecipazione di diverse star della musica internazionale: da Paul McCartney, che aveva già collaborato a Hackney Diamonds, a Bruno Mars, da Robert Smith dei Cure a Steve Winwood, all’organo e al pianoforte Rhodes, fino a Benmont Tench degli Heartbreakers, anch’egli all’organo.
A questi si aggiunge l’emozionante contributo del compianto Charlie Watts, la cui presenza è affidata a una registrazione realizzata nel 2021, poco prima della sua scomparsa.
All’interno di Foreign Tongues, un mix di ritmiche power rock tiratissime e ballabili si muove tra melodie trascinanti, riff graffianti e incandescenti (Rough And Twisted, Divine Intervention), groove contagiosi ed effervescenti boogie glam (In The Stars), il garage punk (addirittura!) di Hit Me In The Head, le country ballad dal sapore nostalgico di Ringing Hollow e Back In Your Life (quest’ultima sembra dedicata alla scomparsa di Brian Wilson dei Beach Boys) e l’intimità di Some Of Us, affidata al timbro consumato e fragile di Keith Richards, a conferire ulteriore impatto emotivo all’album.
C’è poi l’immancabile soul funk sentimentale contaminato dall’R&B per cuori infranti, enfatizzato dal falsetto stridulo di Jagger (Jealous Lover), passando per la malinconica espressione disco funk rock di Never Wanna Lose You, con quell’irresistibile rock’n’roll e quel funky blues energico e sanguigno che da sempre rappresentano il collante ritmico della band.
Il viaggio si chiude con la cover acustica di Beautiful Delilah di Chuck Berry, impreziosita dalla chitarra slide e da uno stile ruvido, essenziale e vintage che riporta direttamente alle origini della band, alle sue radici, quasi a voler chiudere un cerchio, proprio come accadde in Hackney Diamonds con la rilettura di Rolling Stone Blues di Muddy Waters.
Le canzoni scorrono tra magici intrecci di chitarre, potenziali hit radiofoniche, vitalità elettrica, l’immarcescibile sensualità vocale di Jagger, eterno frontman ancora oggi capace di dominare la scena, e atmosfere calde e avvolgenti, alimentate da un fuoco primordiale che continua ad ardere e da un autocitazionismo che, oggi, soltanto gli Stones possono permettersi.
Come suggerisce la copertina, un’immagine-puzzle in stile fumetto realizzata dall’artista emergente Nathaniel Quinn, Foreign Tongues si presenta come un patchwork surreale nel quale si incastrano i volti dei membri della leggendaria band inglese. Il design dell’artwork ha diviso i fan di vecchia data.
Del resto, i Rolling Stones non hanno mai attribuito particolare importanza alla confezione o al packaging: ciò che conta davvero è l’anima delle canzoni, il piacere rassicurante di offrire esattamente ciò che i fan degli Stones desiderano.
Ne nasce, dunque, un collage di identità ed emozioni sovrapposte, di tante lingue musicali diverse fra loro che finiscono per parlare una sola lingua: quella del rock, quella dei Rolling Stones. In un mondo ormai iperconnesso, dove però spesso manca la capacità di comunicare davvero, gli Stones ricordano che la musica resta il linguaggio universale per eccellenza, capace di superare confini e differenze.
Una lunga storia che, da oltre sessant’anni, attraversa il mito della più grande “bar-band” del pianeta e l’evoluzione della musica stessa, sostenuta però da una produzione dal taglio contemporaneo e da un impianto narrativo che riflette cambiamenti, resilienza, relazioni, frecciate rivolte ad alcuni esponenti della politica odierna (Mr. Charm) e ai ciarlatani che invocano un intervento divino (Divine Intervention), la preoccupazione per le derive climatiche e la delusione verso gli atteggiamenti passivi del popolo americano (Ringing Hollow).
Un racconto sull’inevitabile scorrere del tempo e su ciò che resta ancora da vivere, affrontato con ironia, fatalismo, vulnerabilità, struggente trasporto ed entusiasmo da inguaribili sognatori.
Con un brand sonoro ed estetico ormai cristallizzato nell’immaginario collettivo, i Rolling Stones continuano a divertirsi, se ne infischiano delle mode discografiche (a parte qualche infiltrazione qua e là di modernismo ialuronico), mostrano una straordinaria affinità e un carisma tali da rendere più leggero il peso anagrafico, insieme a un sound ancora in grado di mettere il corpo in movimento.
Mentre molti loro coetanei passano il tempo osservando i cantieri del quartiere o discutendo dei massimi sistemi al bar, loro proseguono a fare ciò che hanno sempre fatto meglio: scrivere canzoni, incidere dischi e suonare rock’n’roll.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: Foreign Tongues sarà davvero l’ultimo album degli Stones? Sarà questo il capitolo finale della loro storia? D’altronde, la vita è troppo breve e nulla dura per sempre. È imprevedibile e non tutto è sotto il nostro controllo, pertanto è inutile illudersi di poter pianificare ogni cosa o di riuscire a fermare il tempo che fugge. Come canta Mick Jagger, il nostro destino è scritto nelle stelle. Nel frattempo, non ci resta che affidarci all’unica certezza che conosciamo: “it’s only rock and roll but I like it!”
Foreign Tongues (Box CD+Blu-Ray Disc)
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