Thee Marloes: recensione de Di Hotel Malibu

Gli indonesiani Thee Marloes tornano con il nuovo album Di Hotel Malibu: colonna sonora ideale per chi cerca un momento di respiro dalla quotidianità, tra ritmi lenti, groove vellutati, sonorità soul diamantate e un delicato equilibrio tra freschezza estiva e benessere sensoriale.

Thee Marloes

Di Hotel Malibu

(Big Crown Records)

soul, psych, R&B, chill-out, jazz, groove, soft funk

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Confermando le ottime impressioni suscitate tre anni fa con l’album d’esordio Perak, gli indonesiani Thee Marloes pubblicano il loro secondo lavoro intitolato Di Hotel Malibu, edito da Big Crown Records.

Perfezionando ulteriormente la propria identità stilistica, il trio di Surabaya – Natassya Sianturi alla voce, Sinatrya Dharaka alla chitarra e Tommy Satwick alla batteria – amplia una scrittura che fonde con crescente naturalezza mellow-soul occidentale, sensibilità orientale, dimensione sognante e grande attenzione alla costruzione delle atmosfere.

Il riferimento principale rimanda a influssi di matrice soul retrò anglofona, a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, filtrati però da una produzione moderna riconducibile all’estetica di Big Crown Records.

Un elemento distintivo di Di Hotel Malibu è l’utilizzo di tre lingue: inglese, indonesiano e batak, idioma parlato nel Nord di Sumatra, che conferisce ulteriore fascino e personalità alle composizioni.

Le quattordici tracce prendono forma attraverso una combinazione di suoni avvolgenti e vibrazioni calde e sofisticate, che richiamano tanto le suggestioni smooth-soul di Al Green e Sade quanto influenze più recenti come Amy Boone dei Delines e Khruangbin.

Un cocktail di melodie solari, morbide e zuccherose e atmosfere più raccolte, romantiche e meditative, che consente ai Thee Marloes di affrontare l’intimità degli stati d’animo, tra ricordi, cambiamenti personali e tensioni contemporanee, ma sempre con elegante leggerezza.

La band descrive l’album come una risposta agli ultimi due anni di vita: le trasformazioni sociali, le relazioni sentimentali in evoluzione e tutto ciò che il successo ha portato nelle loro esistenze.

I brani si muovono su groove moderati di soul-jazz vellutato, dilatato e suadente, dove le texture tipiche del soul si intrecciano a immagini poetiche essenziali e alla sensualità di trame R&B dai contorni vintage.

Il risultato oscilla tra effusioni chill-out eteree e raffinate filigrane chitarristiche, con flanger e riverberi che si insinuano sottopelle creando una sottile patina di nostalgia. Completano il quadro ballad flessuose, melodie cristalline sostenute da linee di basso sinuose, pulsazioni funk cinematiche come in I’d Be Lost e I’m Just a Girl, vibrazioni psych, percussioni downtempo, motivi tropicali e sfumature yacht-pop dai colori caraibici.

A guidare la narrazione è il timbro gentile e sopraffino di Natassya Sianturi, nel suo modo tanto confidenziale quanto ammaliante di evocare gli aspetti agrodolci sia dell’amore che del dolore.

Una sensibilità che emerge fin dall’apertura di Under The Silver Moon, dedicata alle relazioni a distanza. In 6 Years il racconto si lega a una scelta personale della cantante: rinunciare alla sicurezza di un lavoro stabile per seguire il sogno di dedicarsi completamente alla musica. Through The Changes è invece il tentativo di immaginare un dialogo con chi non c’è più, mantenendone vivo il ricordo attraverso i cambiamenti.

Se con Selatan l’attenzione si sposta sulle differenze sociali della Giacarta contemporanea, I’d Be Lost si distingue per una coinvolgente dichiarazione d’amore, mentre Boru, cantata interamente in batak, ribadisce l’importanza del patrimonio culturale del gruppo. Crazy Eyes, I’m Just a Girl e What’s On Your Mind si orientano verso registri più riflessivi e sentimentali.

Di Hotel Malibu è uno di quei dischi che accolgono e scaldano; un luogo immaginario in cui rifugiarsi, lasciandosi trasportare da melodie leggere e da un groove vellutato, discreto ed elegante.

Un viaggio che parte dalla brulicante Surabaya, a Giava, si proietta verso i ritmi musicali di New Orleans e Memphis, per poi concludersi con vista sul tramonto delle isole più esotiche dell’Oceano Atlantico.

Di Hotel Malibu diventa così la colonna sonora ideale per chi cerca un momento di respiro dalla quotidianità (“how can I make the world slow down, I don’t want to ever rush”), tra ritmi lenti, sonorità soul diamantate e un delicato equilibrio tra freschezza estiva e benessere sensoriale.

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