Mamas Gun
DIG!
(Blue Élan Records)
blue eyed soul, R&B, neo-soul, jazz blues, Motown, gospel funk, cinematic, piano ballad, chill-out
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A distanza di quattro anni da Cure The Jones e dopo quasi vent’anni di attività, i Mamas Gun – nome ispirato a Mama’s Gun, celebre album neo-soul di Erykah Badu del 2000 – tornano a scavare nel cuore dell’anima con il nuovo lavoro DIG!, pubblicato da Blue Élan Records.
Con un sound profondamente radicato nella tradizione della black music e una sensibilità fresca e contemporanea, il quintetto londinese – composto da Andy Platts (voce e chitarra), David Oliver (tastiere e pianoforte), Terry Lewis (chitarra), Cameron Dawson (basso) e Chris Boot (batteria e percussioni) – prosegue il proprio cammino creativo attraverso undici brani che affrontano temi universali come l’amore, la famiglia e la perseveranza.
La metafora sportiva di Hardest Yards diventa il mezzo per raccontare le difficoltà quotidiane, mentre Food For The Flames e Phantom Love riflettono sulla fragilità nascosta dietro l’apparente solidità delle relazioni, sulla maturità necessaria per preservare un legame e accettarne i compromessi. Con Joy, invece, la condivisione e la musica si trasformano in speranza e conforto emotivo.
Dopo aver definitivamente accantonato l’inclinazione “pop” degli esordi, con ammiccamenti un po’ troppo espliciti a Jamiroquai e Steely Dan, il gruppo continua a esplorare una linea compositiva sempre più personale, alimentando una raffinata miscela sonora senza tempo.
Ne emerge una scrittura elegante, coinvolgente, intima e introspettiva, in grado di alternare dolcezza e malinconia, leggerezza e intensità: un sottofondo musicale ideale per chi ha bisogno di conciliarsi con la pigrizia degli afosi pomeriggi estivi.
La forza di DIG! risiede soprattutto nella straordinaria coesione della band e nella capacità di fondere linguaggi diversi: le armonie vocali si intrecciano con una sezione ritmica dalle sfumature jazzistiche, i fraseggi puliti e melodici della chitarra dialogano con il groove vintage del pianoforte Wurlitzer e dell’organo Hammond, mentre le registrazioni dal vivo su nastro analogico restituiscono naturalezza, calore e profondità espressiva, sempre più difficili da rintracciare.
A impreziosire ulteriormente il disco contribuisce la partecipazione del tastierista e cantante Brian Jackson, storico partner creativo di Gil Scott-Heron e collaboratore di Stevie Wonder.
I riferimenti stilistici richiamano l’età d’oro della black music, fra sonorità Motown e Philly Sound, evocando il fascino dei club fumosi degli anni Sessanta e Settanta. Il viaggio musicale attraversa la malinconia ipnotica del blue-eyed soul di Living On Mercy, le vibrazioni positive dell’R&B di Joy e la densità emotiva delle atmosfere cinematic soul di Had Me At Goodbye e First Time (In A Long Time).
C’è spazio anche per la coralità neo-soul e disco-funk della title track, il groove rhythm’n’blues di Wings e il gospel-funk pulsante di The Proof, dall’inconfondibile impronta “steviewonderiana”. Il tutto lasciando affiorare influenze del passato quali (giustappunto) Stevie Wonder, Al Green, Marvin Gaye, Bill Withers, Sly Stone, Curtis Mayfield e Todd Rundgren.
“Canzoni potenti, suoni ricchi, coesione musicale, ottimi arrangiamenti e performance. Ho ascoltato questo disco più intensamente di qualsiasi altro precedente e non mi stanca mai”, ha dichiarato il chitarrista Terry Lewis.
In questo sesto capitolo discografico, pur con gli inevitabili cliché del genere e il rischio di scivolare in un nostalgico revival, i Mamas Gun, come archeologi delle emozioni, invitano a scavare oltre la superficie delle cose e delle apparenze, per riscoprire il valore dei sentimenti, dei rapporti umani e dei gesti più semplici, tornando a guardare la quotidianità con occhi nuovi.
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