A. A. Williams
Solstice
(Reigning Phoenix Music)
post metal, doomgaze, ambient goth, dark folk, atmospheric metal, slowcore, gothic folk
[voto 4]
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Dopo i primi due dischi, Forever Blue del 2020 e As The Moon Rests del 2022, la cantautrice britannica A. A. Williams torna con il suo terzo album, Solstice, il lavoro della maturità, confermandosi come una delle voci più autorevoli del panorama goth-folk contemporaneo, accostata da alcuni a esponenti del genere quali Chelsea Wolfe, Emma Ruth Rundle, Anna von Hausswolff, Ethel Cain, Mazzy Star, A Perfect Circle e Tori Amos.
Il solstizio simboleggia un punto di svolta, un momento di passaggio e di contatto: l’istante in cui un ciclo raggiunge il proprio culmine e inizia a trasformarsi. Da questa prospettiva nasce il concept di Solstice, che integra l’idea di un confine simbolico e trasformativo con quella di uno spazio interiore in cui si lascia andare qualcosa per prepararsi a ciò che verrà.
È proprio a partire da questa idea di metamorfosi e confine che A. A. Williams (voce, piano, chitarra e violoncello) elabora un’opera immersiva e melodrammatica, magnetica e straniante, più ricca e versatile sul piano strumentale, che segna una nuova tappa nel percorso del suo elegante, tormentato e introspettivo stile doomgaze.
L’artista londinese costruisce lentamente un cammino di catarsi e rinascita, nel quale emergono intensità sensoriale, vissuto personale e cupezza evocativa, ma soprattutto una tensione continua tra opposti emotivi: vulnerabilità e forza, buio e luce, vuoto e pienezza, quiete e tempesta, amore e perdita, la notte più profonda (il solstizio d’inverno) e il giorno più lungo dell’anno (il solstizio d’estate). Elementi apparentemente lontani che, in realtà, si definiscono a vicenda.
In equilibrio tra l’intimità tristemente melodica scandita dal pianoforte, una vocalità intrisa di struggente malinconia e un timbro etereo e avvolgente, sospeso tra fragilità e intensità espressiva, tra dimensione onirica e tensione affettiva, la Williams allestisce un tessuto sonoro ipnotico e vibrante, in cui archi di matrice classica, stratificazioni industrial-ambient e dilatazioni post-rock amplificano il respiro delle composizioni.
La malinconia slowcore, il goth-folk e le murder ballads si intrecciano nell’esplorazione dell’oscurità interiore (Just A Shadow), tentando di sollevare quel velo di desolazione cinerea e decadente (Hold It Together), fino a scontrarsi con la materia più abrasiva del post-metal (Poison), tra chitarre distorte e improvvise esplosioni doom.
Un’aura sacrale e misterica attraversa ogni episodio del disco, che procede per sottrazione, dilatandosi lungo bordi cerimoniali che richiamano il folk rituale di Midsommar, mentre le note sembrano fluttuare in uno spazio rarefatto, alternandosi a momenti dal passo quasi epico, solenne e marziale.
A. A. Williams riesce così a sviluppare una forte coesione tra pathos e impulso drammatico, muovendosi tra testi confessionali che raccontano dipendenze e ferite sentimentali, quando il malessere può annidarsi sotto una superficie solare: il desiderio che altera la ragione, il lento recupero della fiducia dopo un amore perduto o non corrisposto, il nichilismo e la presa di coscienza e accettazione dei propri limiti umani.
Nella ricerca di quell’armonia degli opposti tanto cara a Maynard James Keenan, la musicista inglese risplende di un’oscura luce propria, per cui la musica diventa una fedele compagna di viaggio, nonché strumento di comprensione di un malessere che a sua volta si traduce in forza creativa, tanto sul piano lirico quanto su quello sonoro, fino a farsi esperienza condivisa.
Ne deriva, pertanto, una malinconia di appartenenza da custodire tanto quanto la luce: un modo di essere, una sensibilità destinata ad accompagnarci per tutta la vita. Le canzoni di Solstice accolgono e assecondano il disorientamento e il dolore che attraversano l’esistenza, restituendoli tuttavia al mondo in una forma capace di offrire conforto e speranza.
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