The Mon: recensione di Songs Of Abandon

Songs Of Abandon è il nuovo album solista di Urlo, in arte The Mon: un viaggio intimo e acustico tra perdita, introspezione e rinascita.

The Mon

Songs Of Abandon

(Supernatural Cat)

psych-folk, jangly-folk, dark folk, goth-folk, desert folk, synth ambient


Dopo Doppelben, l’EP My Rotten Heart e il secondo album Eye, Urlo – voce e basso degli Ufomammut e membro del Malleus Rock Art Lab – prosegue il progetto solista The Mon con Songs Of Abandon, primo capitolo di Embrace The Abandon.

L’album è un viaggio in due atti che attraversa smarrimento e abbandono fino alla tregua e alla rigenerazione. Un percorso spirituale costruito sulla ricerca di sé, una sorta di guarigione catartica – come afferma l’autore – che solo la musica riesce ad attivare.

Segnato dai contrasti tra luce e buio, realtà e sogno, materia e anima, Songs Of Abandon nasce in un periodo di solitudine: dieci canzoni per voce e chitarra, tra cui due episodi strumentali, Smiling Dog, costruita su tastiere e texture ambient, e The Moon And The Devil.

Se con gli Ufomammut Urlo plasma scenari heavy-psych cosmici, con il monicker The Mon si concentra su un universo più intimo, acustico e cinematico, intrecciando synth ambient, strumming circolare e ipnotico (Beautiful Star), misticismo dark folk alla Death In June e fluorescente grana jangly-folk.

Emergono richiami alla visionarietà di Syd Barrett e Pink Floyd (Two Stones), al timbro psych-folk dei Neutral Milk Hotel, fino al crescendo epico di Mayhem, sospeso tra stoner e goth-folk neopagano alla Steve Von Till. Il tutto è sostenuto da un crooning dolente, malinconico, quasi messianico, che imprime al disco profonda intensità sensoriale.

Il disco assume la forma di un cerimoniale, di un pellegrinaggio ascetico e liturgico, in cui la performance rituale diventa gesto creativo: brani essenziali e diretti, arricchiti da melodie minimaliste e da pennellate psichedeliche che amplificano l’impatto immaginifico senza sottrarre spontaneità.

Tra le dieci tracce, Hidden Ghost spicca per la sua atmosfera spettrale, evocando memorie represse e il riconoscimento dei propri demoni. In Hourglass, The Mon affronta il tema del tempo che scorre inesorabile: la clessidra diventa metafora della vita futura e del passato sedimentato, mentre il passaggio centrale rappresenta l’inafferrabile presente.

“È una forma di benessere, quasi un rito interiore, in cui la mente si apre e il tempo smette di esistere”, racconta Urlo. “Mi allontano dal presente e, come un Silver Surfer, fluttuo nello spazio, portato dalle onde della musica. In quei momenti mi dissolvo, diventando parte del suono”.

Songs Of Abandon è dunque un percorso di resistenza emotiva e spirituale, che si muove fra sospensione e introspezione, trasformando dolore e fragilità in suono. Il gesto dei palmi delle mani che si aprono verso l’alto – ripreso in copertina – diventa quindi simbolo di crescita e cambiamento, mostrando sulla pelle i segni indelebili della propria esperienza, del proprio cammino, del proprio tempo.

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