The Beths
Straight Line Was a Lie
(Anti-Records)
indie rock, jangly-folk, jangle-pop, college rock, dream folk
Dopo tre anni di assenza dalle scene discografiche, i The Beths tornano con Straight Line Was A Lie, il loro quarto album e il primo pubblicato sotto l’etichetta Anti-Records. Un lavoro che segna un momento di svolta nella carriera della band neozelandese, tanto dal punto di vista musicale quanto personale.
Straight Line Was A Lie è un’opera intrisa di umanità, che racconta la fatica di esistere, tra affetti, rimpianti, nostalgia, legami familiari, creatività e relazioni. Un disco che riflette più sull’equilibrio che sul cambiamento, capace di catturare la quotidianità e l’alienazione con sarcasmo e una vena malinconica, dilatandosi o contraendosi in base alle temperature emotive.
Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti: sebbene la società proponga traiettorie lineari verso il successo e il controllo, quella “linea retta” si rivela spesso un’illusione, agrodolce e ingannevole. Come ha spiegato Elizabeth Stokes, front-woman del gruppo, “la progressione lineare è un’illusione. La vita è soprattutto mantenimento. Ma si può trovare un senso anche nel mantenimento”. In altre parole, vivere non è solo l’ansia di dover raggiungere qualcosa o fare sempre di più: spesso vuol dire anche custodire ciò che si è costruito e apprezzarne il valore.
L’idea di vita che attraversa l’intera release ricorda quella di Saramago e Pessoa: non è lineare, ma instabile, guidata dalla memoria, dall’esperienza, dal desiderio di connessione, tra stati d’animo contrastanti. Questa prospettiva emerge nelle tracce che parlano di relazioni automatizzate (Mosquitos), negli attimi in cui tutto sembra scivolare ai margini, nelle crisi d’identità di un presente confuso tra reale e digitale.
Nella titletrack, Stokes canta: “I thought I was getting better, but I’m back to where I started, and the straight line was a circle, yeah, the straight line was a lie”. Un pensiero semplice, ma di grande forza: nonostante gli innumerevoli sforzi prodotti, può capitare di ritrovarsi al punto di partenza, ma con una diversa consapevolezza, lucida e amara.
Se in Metal, Elizabeth ci restituisce una percezione concreta, scientifica, ma anche fragile del nostro corpo e della nostra esistenza (“and I know I’m a collaboration, bacteria, carbon and light… So you need the metal in your blood to keep you alive”), nel brano No Joy, esprime la perdita di entusiasmo e l’incapacità di provare emozioni: “Spirit should be crushing, but I don’t feel sad, I feel nothing”. Una forma di depressione che non provoca dolore, ma un vuoto impalpabile. Un tema che riflette le esperienze personali della cantante, alle prese negli ultimi anni con problematiche legate alla salute mentale e fisica, che hanno influenzato in modo significativo l’aspetto compositivo.
Sul piano sonoro, i The Beths restano fedeli al proprio stile, ma introducono una sensibilità nuova, più consapevole. Le atmosfere si fanno meno ruvide rispetto al passato e ogni emozione oscilla tra grazia e disperazione, fondendosi in scenari intimi, tra dolcezze malinconiche e momenti di leggerezza improvvisa.
La tracklist asseconda i toni del jangle-pop e del dreamy rock, tra chitarre cristalline, riff indie-rock nervosi (No Joy), melodie immediate e ritornelli che richiamano The La’s e The 1975. Synth avvolgenti e armonie vocali eleganti rimandano al timbro vellutato di Dido. I brani oscillano tra momenti riflessivi e slanci più dinamici, con echi di power pop e college rock. Le influenze spaziano dal romanticismo malinconico dei Go-Betweens al dream-pop degli Alvvays, passando per Big Star, The Clean e Fountains Of Wayne.
Rispetto ai dischi precedenti, Straight Line Was A Lie mostra dunque una scrittura più profonda e introspettiva, parlando con sincerità. Non c’è una morale né un finale consolatorio, ma solo il tentativo quotidiano di riconoscere le complessità della vita e capire come stare al mondo.
Forse aveva ragione Federico Fiumani: non esistono linee rette, ma solo curve impazzite da attraversare. Ed è lì, in quel movimento incerto, che continuiamo a cercare un senso.
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