Manaus
Disappearing
(Overdub Recordings)
doom metal, dark rock, heavy rock, fuzz, psych doom, gothic rock, shoegaze
[voto 3.3]
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A due anni dal debutto omonimo, i Manaus – band nata a Macerata nel 2018 e composta da Miriana Santamaria (voce e basso), Daniel Sick (chitarra) ed Eugenio Bordacconi (batteria) – tornano con il secondo lavoro in studio, Disappearing, pubblicato da Overdub Recordings e anticipato dai singoli Orion e Datura.
Il terzetto marchigiano consolida un immaginario allucinato e sensoriale, sospeso tra interiorità e dimensione onirica, in cui il suono si configura come spazio mentale. Le otto tracce delineano questo universo, contraendosi e dilatandosi lungo un percorso introspettivo segnato da melodie evanescenti e da una fitta stratificazione sonora.
Ne emerge un groove potente ed evocativo, cifra distintiva di un’estetica “space & heavy”, in cui chitarre fuzz ronzanti e riff granitici si intrecciano a suggestioni gotiche e a un percussionismo dal passo processionale, definendo un impianto psych-doom dominato da atmosfere sature e claustrofobiche.
Il disco si presenta come un’alchimia sonora al tempo stesso imponente e fragile, accentuata da un’aura sacrale e misterica, dove testi criptici e percezioni notturne si alternano a slanci melodici e passaggi più pesanti e marziali, dando vita a un insieme dal fascino oscuro e lievemente esoterico.
Le influenze spaziano dall’heavy rock oscuro dei Pentagram al gotico dei The Sisters Of Mercy, fino al proto-doom liturgico dei Black Sabbath, a cui si aggiungono le dilatazioni psichedeliche degli Spacemen 3 e il dark rock dei Messa. Ne risulta un suono denso e pulsante, monolitico e spettrale, costruito su echi e riverberi shoegaze, con ritmiche lente, compresse e struggenti dal carattere austero e ieratico, attraversato da improvvise scariche elettriche crepuscolari.
A questo flusso strumentale si contrappone la voce di Miriana, celestiale ed eterea, guida emotiva capace di infondere dolcezza e malinconica inquietudine, generando un contrasto seduttivo e ipnotico.
I Manaus descrivono così il nuovo capitolo: “Disappearing nasce da un senso di inquietudine. Otto brani introspettivi e sognanti danno forma a un viaggio nelle profondità della terra e della mente, dove il tempo si piega seguendo riff distorti e voci eteree. Un rituale per perdersi o ritrovarsi”.
L’artwork in copertina – una figura sfocata che emerge dall’oscurità – è perfettamente in linea con lo sviluppo tematico della release: ogni brano si presenta come una soglia, un invito a scandagliare gli aspetti più profondi dell’esperienza umana e ad esplorare i lati più reconditi dell’anima, nell’eterno confronto tra individuo e natura, sul piano concreto e simbolico.
Pensato come un itinerario interiore, Disappearing traduce in musica perdita, alienazione e crisi identitaria. Al centro si colloca un dualismo persistente – luce e oscurità, psiche e corpo – che attraversa la condizione umana come una foschia sentimentale che avvolge ogni cosa.
In questo contesto di escapismo, sospeso fra pathos e spazio immaginifico, la scomparsa non è intesa come resa: assume piuttosto un valore allegorico, diventando fuga ma anche possibilità di superare strappo, abbandono e smarrimento, aprendosi alla trasformazione.
La scrittura evita linearità e significati espliciti, favorendo interpretazioni personali e molteplici livelli di lettura. Nell’impianto lirico ricorrono immagini primarie – luna e sole, cielo e terra, pioggia e fuoco – che contribuiscono a costruire un linguaggio simbolico in cui elementi naturali e stati d’animo si riflettono continuamente.
Brani come Talea e Datura utilizzano la metafora vegetale per parlare di relazioni: di ciò che offusca la ragione rivelando la propria essenza nelle ombre della notte e della possibilità di rigenerarsi altrove come nuova identità autonoma. Temi come isolamento, trasformazione, precarietà della memoria e connessioni invisibili riaffiorano costantemente (Connections), insieme all’idea di legami che resistono oltre le distanze.
La mancanza diventa così condizione necessaria alla contemplazione (Orion), dove il mitologico si intreccia al dualismo tra fragilità umana e grandezza di un destino tragico e inevitabile: la luce alle spalle svanisce, mentre quella davanti resta un’incognita oscura.
Disappearing rappresenta dunque uno step evolutivo nel percorso artistico dei Manaus, che cercano di liberare il proprio potenziale espressivo pur mantenendo un orientamento nostalgico verso una matrice stilistica dal gusto revivalista.
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