MT Jones
Joy
(EMDMM LTD)
soul, jazz, pop-soul, funk, R&B moderno, black music, folk elettronico
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Dopo una lunga gavetta come artista di strada a Chester e poi come turnista al servizio di nomi quali Jalen Ngonda, Louis Berry e Lauryn Hill, il cantautore e polistrumentista di Liverpool MT Jones ha finalmente raggiunto la maturità del grande passo, mandando alle stampe Joy, il suo album d’esordio.
In questo primo lavoro da protagonista, composto da undici canzoni e prodotto da Jonathan Quarmby, Mike Thomas Jones propone un coinvolgente e sofisticato soul d’autore, romantico, arioso e luccicante, mettendo in gioco un’espressione vocale dal registro elegante e confidenziale, alla Sam Cooke e Smokey Robinson, con un timbro graffiato e fluido, soffuso e vellutato, arricchito da sfumature vocali in falsetto cariche di intensità emotiva.
A legare il tutto, una raffinata sensibilità cantautorale che si riflette nel modo di raccontare l’intimità delle proprie storie e nella capacità di regalare un piacevole mix di ballad radiofoniche, adatte a un sottofondo lounge o cinematico.
La scrittura, tanto classicamente retrò quanto contemporanea, cattura il groove morbido e trascinante tipico della scena americana Motown degli anni 60 e 70 – vedi The Temptations, Al Green, Eddie Kendricks – e lo fonde con l’eleganza discreta e malinconica del pop-soul britannico di Simply Red e Lisa Stansfield.
L’album attraversa, inoltre, l’essenziale sacralità gospel solo piano e voce (And Her Name Is Joy), ammiccamenti e riverberi bluesy, sensualità R&B e linee melodiche soft disco-funk, di quelle ballabili sul posto, insieme a ritmi di strumentazione analogica (piano elettrico Wurlitzer e organo Hammond) che contribuiscono a scaldare l’anima e a creare connessioni vibranti, sospese e oniriche, dove si respirano frizzanti atmosfere estive.
MT Jones segue in maniera del tutto naturale l’attuale direzione in cui conducono queste sonorità, come un’attrazione che non si può spiegare, mediante una produzione che profuma di vintage e revival, ma senza la necessità di sentirsi vecchi, con una pulizia sonora che conferisce cristallina e autentica modernità.
D’altronde, per il soul la genuinità – ormai rara in questi tempi artificiali – è ancora quell’elemento chiave in grado di suscitare emozioni e portare speranza, anche nei momenti più bui (“and her name is Joy, when she glows like spring, through the dark her light comes creeping in, through the dark her light comes creeping in”).
Ed è proprio questo il focus emotivo della release: alla fine ognuno di noi può trarre conforto da cose diverse ed essere abbagliato da quella gioia che proviene dai piaceri semplici della vita.
La narrazione testuale esplora temi profondi e introspettivi: le sfide inaspettate che sorgono quando ci si innamora (“I don′t understand, when life was going so good, I don’t understand, why I had to fall in love”), la sofferenza che si prova dopo la fine di una relazione importante (“this is my Waterloo, I′ve got no more to lose, I don’t think I can do another thing without you”) e la difficoltà di dover andare avanti, ma con la dolcezza di augurare felicità all’altro (“I hope your taking it easy, I hope you find someone, cos living life isn’t easy, when you’re moving on”).
C’è dunque un amore dai significati più ampi, che resiste nonostante i cambiamenti della vita (“through all the changing seasons, the one thing I believe in, there’s always you and I, here’s a gentle reminder”), le instabilità umorali (“my baby changes like the weather, my baby keeps moving like the tide”) e quel senso di smarrimento che si avverte quando si vive senza entusiasmo (So Lost).
In questo insieme di situazioni dal taglio autobiografico, MT Jones riesce a sviluppare timbri caldi e flessuosi, dinamiche felpate, trame vivaci e setose, malinconie cupe (You Don’t Love Me Now, Nothing I Can Do), tanto prevedibili quanto ammalianti.
Nel complesso, Joy rappresenta un appuntamento affidabile, che aggiorna coordinate classiche del soul in una forma attuale e riconoscibile: un disco che a un orecchio distratto può sembrare fuori da questo tempo, ma che invece è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.
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