Puscifer
Normal Isn’t
(Puscifer Entertainment/Alchemy Recordings/BMG)
goth-rock, post-punk, darkwave, synth-wave, new wave, avant rock, ambient rock, elettro-funk
A distanza di oltre cinque anni da Existential Reckoning, i Puscifer tornano con Normal Isn’t, il loro quinto album, pubblicato da Puscifer Entertainment/Alchemy Recordings/BMG.
Attivi da oltre due decenni, i Puscifer di Maynard James Keenan, Mat Mitchell e Carina Round continuano a fondere musica e arti visive ed esplorare le contraddizioni della socialità contemporanea, confermandosi mine vaganti della scena alternative rock.
Servendosi della loro consueta dialettica satirica, mettono in discussione la percezione comune di ciò che viene considerato “normale”, ma con una profondità che invita a guardare il presente con coscienza.
“Come artisti e narratori, il nostro compito è osservare, interpretare e raccontare”, afferma Keenan. “E ciò che vediamo intorno a noi non sembra affatto normale. È qualcosa senza precedenti. Il modo in cui le persone arrivano al potere, e chi ottiene quel potere, è piuttosto inquietante”.
Al centro di Normal Isn’t troviamo, quindi, riflessioni sulla perdita collettiva di equilibrio e sull’assurdità dei comportamenti umani all’interno di quelle regole sociali (dittature) che noi stessi abbiamo contribuito a creare e veicolare, e che spesso percepiamo come qualcosa di esterno, separato da noi.
Sul piano simbolico, la copertina del disco – un dipinto della pittrice americana Andrea Kowch, con un artwork dall’estetica rurale e hitchcockiana – mostra una società che brucia sotto i nostri occhi, mentre continuiamo a convincerci che tutto sia ancora normale, che sia soltanto una simulazione alla Matrix, o alla Black Mirror, e non una realtà che ci riguardi direttamente (“gli zeloti tirano i fili, nutrire l’id e affamare l’ego”).
Così, una vecchia e decadente casa diventa simbolo della distruzione di strutture sociali ormai logore, mentre le bruciature dei campi, che purificano la terra da violenza e disordine, preparano la vita a una nuova semina, donandole la possibilità di rinnovarsi e andare avanti, seguendo le sette magiche fasi della ciclicità: “maledici il bambino, ora uno scolaro, ora un amante, ora un soldato, ora alla giustizia, ora alla vecchiaia, seconda infanzia”.
A livello strumentale, Normal Isn’t affonda le sue radici musicali nel goth-rock e nella synth-wave degli anni ’80 e ’90. “Stiamo decisamente tornando alle nostre influenze iniziali”, spiega Keenan, “il punto d’incontro tra goth e punk, è da lì che provengo”. La presenza di guest artist come Danny Carey, Tony Levin e Mr. Ian Ross, padre di Atticus Ross, arricchisce ulteriormente un lavoro che non si limita a essere un semplice album, ma diventa una vera e propria esperienza sensoriale.
In queste undici tracce, i Puscifer si muovono fra corposità rock e tensione spirituale, mescolando il goth-brit melodico di Alan Wilder all’industrial-rock oscuro e abrasivo di Trent Reznor. Le atmosfere oscillano tra malinconia, desolazione e visioni, con tessiture minacciose ed enigmatiche e momenti di suspense cinematografica (Thrust), passando per sinuosi groove elettro-funk-blues dai bassi ipnotici (Normal Isn’t), derive disco-stomp (A Public Stoning) e ritmi tribali (Self-Evident).
Non mancano melodrammi darkwave alla Depeche Mode (Pendulum, The Quiet Parts), a cui si aggiungono incursioni di ambient rock psichedelico, pulsazioni kraut-beat, riff prog-metal, chitarre taglienti che squarciano l’aria e accordi fuzz che ronzano come serpentine elettrificate (A Public Stoning). Il tutto mentre le voci di Maynard e Carina si intrecciano in modo armonioso.
Mettendo per un attimo da parte la loro inclinazione a non prendersi troppo sul serio, i Puscifer tornano a condividere uno sguardo critico sulla percezione moderna di “normalità”, prendendo di mira la natura irritante di certi personaggi sgradevoli (Self-Evident, Bad Wolf) – quasi a rievocare i Pink Floyd di Animals – e quel tipo di follia che un tempo nasceva dall’isolamento fisico e oggi prolifera nelle bolle dei social media, alimentata dagli algoritmi.
La motivazione interiore dei Puscifer è quella di stimolare la riflessione e resistere alla frenesia delle sfide quotidiane, alle insistenti chiamate dei call center, ai lupi cattivi che prosperano e sottomettono i lupi buoni (Bad Wolf), alla tendenza a spostare sempre altrove le responsabilità, alle ingannevoli comodità delle smart life, alle trappole delle fake news, agli influencer di tutto e ai filtri digitali che ci fanno apparire migliori di ciò che siamo realmente.
Ma quando i cattivi attori sono tutto ciò che rimane sul palco e i maiali hanno oscurato la vista, l’unica cosa normale da chiedersi è: dopo tutti i danni che abbiamo creato, come siamo riusciti a cavarcela per così tanto tempo?
Soffermandosi proprio su questo dubbio esistenziale, Maynard e sodali invitano a trovare un antidoto al ricatto dell’omologazione, al veleno del conformismo (“lo senti anche tu, hanno tutti paura, non siamo uguali, non c’è bisogno di esserlo, balliamo e basta, impavido e un po’ impetuoso, prendi la mia mano”), e a ritrovare il coraggio di guardare il mondo attraverso i propri occhi.
Puscifer – Normal isn’t Doppio Vinile
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