The Jayhawks: recensione di Sanctuary Park

I Jayhawks celebrano quarant’anni di attività con il nuovo album Sanctuary Park, proseguendo nel solco della loro inconfondibile formula: country folk, americana, jangly rock e melodie pop, tra raffinate armonizzazioni vocali e dolce malinconia.

The Jayhawks

Sanctuary Park

(Thirty Tigers, Goodfellas)

country, rock & blues, jangly rock, americana, folk, pop rock, soft rock, heartland rock, honk tonk

_______________

A distanza di sei anni dal precedente XOXO, i Jayhawks tornano con Sanctuary Park, album prodotto da Bob Ezrin che celebra i quarant’anni di attività della storica band nata nel Midwest degli anni ’80, nel contesto di quella Minneapolis in cui crescevano realtà come Replacements, Prince e Hüsker Dü.

In controtendenza rispetto alla scena locale di quel periodo, i Jayhawks guardavano altrove, portando avanti il loro amore incondizionato per una musica radicata nella tradizione folk-rock statunitense e anglosassone: dai Byrds ai Big Star, dai Crosby, Stills & Nash a Simon & Garfunkel ed Eagles, passando per Fleetwood Mac e Beatles.

Sempre fedeli a se stessi e a una cifra stilistica rimasta coerente nel tempo, i Jayhawks hanno saputo coltivare e preservare quella magia creativa legata alle storie di provincia, attingendo a un sofisticato mix di country folk, americana, jangly rock e raffinate melodie pop, insieme alla dolcezza malinconica di luminose armonizzazioni vocali a tre voci che da sempre ne caratterizzano il sound.

Se negli anni ’80 e ’90 il marchio di fabbrica era caratterizzato dal bilanciamento delle due anime del gruppo, Marc Olson e Gary Louris, con l’uscita definitiva di Olson l’identità vocale è affidata principalmente all’intesa vocale che coinvolge Gary Louris, Karen Grotberg e Tim O’Reagan.

In questo nuovo capitolo, composto da undici brani, il quartetto guidato dal leader Gary Louris (voce e chitarra) e formato da Marc Perlman al basso, Karen Grotberg alle tastiere e Tim O’Reagan alla batteria conferma abilità e sensibilità nel saper scrivere belle canzoni, muovendosi in territori già familiari, senza compromessi, attraverso un flusso fluido ed elegante, a cui si affiancano una freschezza e una maturità nella scrittura sempre più rare.

Il titolo prende ispirazione da un parco reale situato a Dundas, in Ontario, Canada – chiaramente influenzato dal trasferimento di Gary Louris in Canada dopo il matrimonio con la moglie canadese – ma diventa soprattutto uno spazio immaginario e intimo in cui passato e presente si incontrano.

Qui riaffiorano il passaggio del tempo e la sua memoria, le relazioni umane, fra rimpianti e nuove possibilità. Emergono le inquietudini giovanili, le aspettative e le disillusioni, la rabbia, le passioni e la voglia di riscatto, fino all’ingenua innocenza degli amori adolescenziali e al loro desiderio di fuga: “we’ll steal your daddy’s car, roll down the window and ride on the breeze, we’ll on what we got cos what we got is all the we need”.

Sono ricordi sentimentali osservati oggi dalla prospettiva dell’età adulta, quando si comprende quanto fosse difficile sostenere il peso di certe ombre e l’ambizione di certi sogni, imparando al contempo a “nuotare” nel mondo (Keeping Our Heads Above Water).

Così, i Jayhawks riescono a dosare differenti stati d’animo, dimostrando di muoversi con disinvoltura fra i tiepidi sapori rurali del proprio territorio e quelli di un soft rock radio-friendly, mescolando ritornelli pop immediati e jangly rock brillante, con arpeggi luccicanti, evocativi e sgargianti che rimandano alla magia cristallina e alla malinconia midwestiana. Il tutto giocando sul contrasto emotivo fra il tenore malinconico delle liriche e la solarità di melodie orecchiabili.

L’energia dei passaggi chitarristici country-bluesy si intreccia ad atmosfere nostalgiche nella traccia d’apertura Keeping Our Heads Above Water; Kingston Girl racconta storie d’amore sull’onda di un classic rock dai riflessi neilyounghiani; Mr. Lincoln unisce l’intensità acustica al dinamismo barocco del pianismo honky-tonk di Karen Grotberg; Hands Upon The Wheel si affida ai suggestivi ricami onirici della pedal steel guitar; Leap Of Faith e Familiar Strangers raccontano le difficoltà del vivere in una realtà di provincia, scandite da tipiche sonorità heartland rock e soft rock alla Elton John e Fleetwood Mac.

La preoccupazione per la condizione sociale e politica dell’America contemporanea trova in American Midnight un’espressione dal ritmo pulsante e solare, dalle tinte beatlesiane, mentre la title-track è una jangly piano-ballad dal caldo tocco slide blues. Segue il beat sixties west-coastiano di Always And I, quindi il sognante country slide eaglesiano di It’ll Be Alright Tonight e, infine, Rowing The Boat, una sorta di filastrocca acustica per voce e chitarra, un canto collettivo sulla forza dell’unione dal sapore folk irlandese.

Sanctuary Park è dunque un classic rock melodico adatto a tutte le stagioni, vellutato e confidenziale, con il quale i Jayhawks sono ancora in grado di lasciare quella piacevole sensazione che scivola sulla pelle come una carezza nostalgica ma rassicurante. Che, di questi tempi, non è cosa da poco.

Gli ultimi articoli di Andrea Musumeci

Condivi sui social network:
Andrea Musumeci
Andrea Musumeci
Articoli: 319