Zu: recensione di Ferrum Sidereum

La storica noise band romana Zu torna con il doppio album Ferrum Sidereum, un concept rituale e oscuro, dissonante e in costante tensione.

Zu

Ferrum Sidereum

(House Of Mythology)

jazz metal, prog metal, psych, noise, industrial, tribal, sci-fi, hardcore punk, synth ambient, sax metal, avant, doom metal


Pubblicato da House Of Mythology e registrato a Bologna con il produttore vincitore di Grammy Marc Urselli, Ferrum Sidereum è il nuovo doppio album degli Zu, storica noise band romana.

A sette anni da Terminalia Amazonia e dopo una carriera iniziata nel 1999, il trio capitolino – Massimo Pupillo al basso, Luca Mai al sax baritono e Paolo Mongardi alla batteria – torna con undici canzoni rigorosamente strumentali per circa ottanta minuti di musica. Un lavoro che consolida la reputazione degli Zu come progetto capace di fondere generi e creare sonorità estreme e affascinanti, grazie a una libertà espressiva che li distingue nel panorama musicale contemporaneo.

Il titolo Ferrum Sidereum (“ferro delle stelle”) richiama il ferro di origine meteoritica, materiale raro e carico di significati simbolici, percepito come materia venuta dal cielo, capace di unire dimensione terrena e sfera cosmica.

“L’immagine del Ferrum Sidereum nasce dalla visione della caduta di meteore contenenti ferro spaziale, che avviene in determinati periodi dell’anno. In quel momento eravamo intenti a riorganizzare le forze degli Zu e sentivamo in modo particolarmente intenso il significato di questi impulsi cosmici”, spiega Massimo Pupillo.

Da qui nasce una rete di significati e connessioni: il meteorite come energia estranea e sacra, il ferro come simbolo di forza e conflitto, le stelle come immagine del destino e dell’ordine dell’universo.

All’interno di questo nuovo capitolo convivono furia tellurica e rarefazione meditativa, ferro incandescente e polvere di stelle, figure mitologiche (Il Toro Celestiale e La Dama Bianca) e riferimenti religiosi (La Donna Vestita di Sole). Un percorso che, per ambizione concettuale, può essere accostato a The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd: anche qui il suono è riflesso di un immaginario allucinato e sensoriale, in cui il paesaggio sonoro diventa una visione mentale che oscilla fra picchi di intensità e momenti più sospesi.

Sono tanti gli elementi che consentono di fertilizzare tale humus compositivo: un maelstrom sonico dove droni-noise come elicotteri sorvolano riserve di napalm pronte ad esplodere e l’acciaio glaciale di fabbriche industrial (Golgotha), mentre synth oscuri modellano e stratificano scenari inquietanti, impregnati di atmosfere livide e claustrofobiche.

Sulla base di un metal mutante e vertiginoso, si innestano ritmiche abrasive noise-hardcore, elementi prog e sottofondi evocativi e liturgici (La Donna Vestita di Sole), fuzz che ribollono ad alte temperature, cadenze marziali sludge e doom metal, interferenze sinistre di matrice sci-fi, un tribalismo percussivo di matrice amazzonica, dilatazioni dark ambient, aperture jazz, con irruzioni di sax baritono a tagliare l’aria con interventi feroci, spingendo il suono verso territori estremi.

Ferrum Sidereum si muove sul confine fra rumore e silenzio, materia e trascendenza, sulla scia di realtà underground come Zeus, Ni, Combat Astronomy e Nitritono. Le distorsioni più aggressive lasciano lentamente spazio a scenari più introspettivi. Il risultato è un concept rituale e oscuro, dissonante e in costante tensione: un viaggio interiore senza parole, affidato solamente al suono, che incarna la ricerca di senso nel caos del presente (Inno della Perla).

Un wall of sound che, dal soffocamento di attacchi frontali, trova la chiave di accesso al mondo spirituale nel respiro fluttuante di quel tribal-psichedelico profumato d’esoterismo che riconduce ai Porcupine Tree e Tool post Lateralus (Kether, Pleroma, The Celestial Bull And The White Lady), finendo per deflagrare con il bombardamento sonico di una titletrack dai contenuti apocalittici.

Gli Zu rincorrono la dualità fra mondo interiore ed esteriore, mettendo in risalto il rapporto fra essere umano e macchine. In questo contesto si inserisce A.I. Hive Mind, brano che affronta temi legati alle città intelligenti, alle interfacce cervello-computer, a come Internet e progresso tecnologico hanno influenzato, e modificato, il nostro modo di pensare e comunicare, alterando relazioni e percezioni cognitive.

Con Ferrum Sidereum, gli Zu si incuneano nelle crepe cineree della contemporaneità per dare forma alle fobie e ai mostri che affliggono il nostro tempo. Ne nasce un’esperienza intensa, immersiva e totalizzante, tanto distruttiva quanto liberatoria, come un fuoco antico ancora capace di distruggere e trasformare.

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