Zen Circus: recensione di Cari Fottutissimi Amici

Gli Zen Circus danno vita ad un album di brani inediti scritti e cantati con undici artisti differenti: da Brunori a Motta, passando per Luca Carboni ai Fast Animals and Slow Kids, con la libertà di spaziare dal crossover al pop, dall’ambient al rock, dalla psichedelia all’elettronica.

Zen Circus

Cari Fottutissimi Amici

(Capitol / Universal, 2022)

alternative rock, rock d’autore

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Ho sempre pensato a quanto sarebbe bello se, ad un certo punto della carriera, un musicista radunasse un nugolo di colleghi per comporre insieme un album non di cover, ma inediti, scritti a quattro mani e vedere cosa ne esce fuori. In diversi dischi troviamo solo alcune partecipazioni all’interno, o come nel remake di Hai Paura del Buio degli Afterhours rifatto con un musicista diverso per ogni canzone di quell’album epocale. Nel caso di Cari Fottutissimi Amici, gli Zen Circus hanno proprio lavorato a undici brani nuovi di zecca con undici artisti diversi.

Di collaborazioni gli Zen Circus ne hanno sempre avute nei loro dischi, basti pensare a Villa Inferno o Nati per Subire con ospiti i Ministri, Giorgio Canali, Pan del Diavolo, Francesco Motta, Dente, i Pixies, Brian Ritchie (Violent Femmes), Jerry Harrison (Talking Heads) e tanti altri.

L’evoluzione di questa band pisana partita dal punk è maturata in ben 11 album e pur sperimentando strumenti e suoni differenti, il trio Appino-Ufo-Qqru è rimasto fedele a se stesso nello spirito ironico, sagace, contemplativo, rabbioso che si mescola nelle tracce dei loro dischi.

Se poi gli ospiti, anzi, i collaboratori di queste canzoni si chiamano Brunori, Motta, Fast Animals and Slow Kids, gente che si conosce tra loro da anni, già pregustiamo una serie di canzoni che non ci deluderanno.

 

Il brano con Brunori, Ok Boomer, da il via all’album raccontando la visione nostalgica e ormai disincantata dei nostri tempi, dove siamo ormai passati dall’altra parte della barricata a guardare i giovani, come eravamo noi una volta, forse meno ribelli ma lo stesso incompresi. Quel “E adesso, invece, tuo padre sei tu” riprende un pensiero ascoltato ne Il Testamento di Appino e ne Il Fuoco in Una Stanza degli stessi Zen Circus dove si fanno i conti sugli scambi di ruoli. E il disco gioca su questa falsariga, con i musicisti radunati attorno ad un tavolo a scrivere testi che raccontano di loro, di come sono cresciuti, di come vedono il mondo ora che ne hanno passate tante.

Anche con i Managment del Dolore Post Operatorio si parla di futuro e di quanto siamo diventati bravi ad incassare i colpi in Voglio Invecchiare Male, sotto l’andamento di un pianoforte predominante. A sorpresa troviamo un ragazzo di ieri, Luca Carboni, che nella ballata Ragazza di Carta canta che “tutte le cose di cui oggi ci lamentiamo un giorno vedrai le rimpiangeremo”. In Johnny, Aimone con i suoi Fast Animals and Slow Kids ha scritto con Appino un brano leggero in cui il protagonista fa i conti con la vita stringendo i denti.

 

118 è un brano rock ipnotico in cui fa capolino anche la voce dell’attore Claudio Santamaria, piacevoli gli interventi di Emma Nolde in Il Diavolo è un Bambino e di Ditonellapiaga in Meravigliosa. Fragoroso il brano con il rapper italo-francese Speranza, Figli della Guerra, che farà furore dal vivo. Il disco si chiude con Salut Les Copains, con Musica da Cucina (Fabio Bonelli) che sperimenta con loop elettrostatico d’ambiente con strumenti da cucina uno strumentale accompagnato dalle chitarre di Andrea e Ufo, il fagotto di Maestro Pellegrini e le percussioni di Karim Qqru.

Che dire del brano con Motta, Caro Fottutissimo Amico, che da metà canzone, già di per sè densa di emozione, si riversa una sessione psichedelica inaspettata che concludono i 12 minuti di questo brano. Cari Fottutissimi Amici celebra l’amicizia, la musica, le generazioni che si scontrano e questo tempo che vorremmo fermare, ma che si trascina in un futuro già malinconico che ci auguriamo ci lasci godere qualche frutto seminato negli anni più duri della nostra esistenza.

Facebook: thezencircus

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Luca Paisiello
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