Solo
The Importance of Words
art rock, dream pop, psichedelia
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Solo, pseudonimo dell’artista salernitano Giuseppe Galato, dopo 5 singoli già prodotti negli ultimi anni pubblica The importance of words, il suo primo disco solista, aggiungendo altri 5 inediti. È una decina infarcita di generi musicali eterogenei, colmo di sperimentazione tra dream pop, psichedelia, elettronica e variazioni rock/grunge.
Aperto da una beatlesiana Don’t Shoot the Piano Player con influenze alla Syd Barrett, questo lavoro affronta argomenti sulla deriva della società, assalita dal logoramento dettato dal consumismo, dal capitalismo sfrenato e da quella politica falsamente seducente che si aggrappa al proselitismo grazie a concetti banalizzati per intortare al voto con false promesse di cambiamento. Ma anche di come la comunicazione viene oggigiorno utilizzata in malo modo, salvo in Summer Fading calarsi su una melodia dream pop per raccontare quelle fasi, nell’arco di una vita, che vanno dall’infatuazione, all’innamoramento, alla consapevolezza dell’amore e il rispetto di un rapporto.
I momenti più chitarristici si avvertono in Propaganda in My Eeyes, Again dai toni punk grunge, l’art rock ispirato ai Radiohead di Look Out e infine Hypocrisy, un inno alla slealtà di chi sbandiera valori e sani principi rivelandosi poi un becero menzognero. La sperimentazione si accentua in due brani strumentali: Emotional (e)states è ispirata dalle influenze sonore dell’avanguardista compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, mentre It’s Propaganda Time omaggia il musicologo rumorista francese Pierre Schaeffer.
Ritmi alla Daft Punk vengono evocati su In Something, dove Solo duetta con Nobody, bassista dell’altro progetto di Galato (The Bordello Rock ‘n’ Roll Band), mentre in What’s the topic of the day? l’amico Alidavid si presta ad un ironico spoken come uscito da una radio degli anni 40 su sottofondo bandistico, lodando l’ipertimesia contemporanea per comunicare attraverso i social più stupidaggini che altro, illudendosi di sentirsi persone migliori.
L’album è completamente autoprodotto e quasi totalmente suonato da Solo, accompagnato in alcuni momenti da David Garofalo e Nico Saturno nel comparto ritmico. L’autore ha composto i brani miscelando chitarre dalle numerose pedaliere, a sequencer e generatori elettronici per offrire un variegato mix sonoro. L’artista spiega infatti che “tutti i synth dell’album sono suonati con chitarra e basso, e non con tastiere, mentre gli arpeggiatori sono stati realizzati nota per nota al PC e gli strumenti bandistici sono stati scritti sotto forma di partitura e poi digitalizzati”.
Uscito anche su pendrive con contenuti inediti e due bonus disc, The importance of words si chiude con In The End, svettando attraverso uno psichedelico rock anni 60. Seppur non esaltante alla voce, e con una proposta musicale non proprio alla portata di tutti, Galato ha avuto il pregio di essersi concentrato su una minuziosa ricerca sonora, seguendo il proprio lavoro in ogni sua fase, e raccontando l’attualità indigeribile che stiamo vivendo nel nostro tempo.
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