Laika Flee: la recensione di Sorte

La snervante attesa della vita sferzata dalle mareggiate dell’incertezza: l’esordio dei Laika Flee viaggia su onde sonore emotive di grande impatto alt rock.
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Laika Flee!

Sorte

alternative rock, shoegaze, post-rock

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recensione laika flee sorteQuesto bel trio proveniente da Terni fa il suo debutto con Sorte, il primo lavoro dei Laika Flee, colpendomi fin dalle prime note per le soronità alt rock. I tre ragazzi umbri, insieme dal 2014, hanno composto questi 9 brani chiusi in un garage, totalizzando una mezzora scarsa di musica tra post rock e shoegaze in cui basta chiudere gli occhi e far salire la tensione mentre le chitarre suonano roboanti.

Sorte è un vortice di sensazioni elettriche delineate da chiaroscuri, “un viaggio tra quiete e tempesta in cui si susseguono brani cantati in italiano e melodie solo strumentali”. Mentre li ascolti vai con la testa ai Marlene Kuntz mescolati ai Fast Animals and Slow Kids e i Verdena, tre nomi ingombranti per descrivere le sonorità di questo disco che personalmente mi attraggono parecchio.

Il primo legame con questo fiume di sensazioni cupi e sognanti è il minuto strumentale di Addio, un brano pieno di distorsione e una tastiera lancinante, a cui segue Rimpianti, una riflessione dalle tinte scure in cui si raggiunge la consapevolezza che tendiamo a “farci male da soli odiando il sangue nelle nostre vene”, facendoci sopprimere da un crescendo sonico finale.

Federico Madolini (alla chitarra), Thomas El Honsali (singer e bassista) e Alessandro Medori (alla batteria e seconda voce) regalano atmosfere acustiche e oniriche come Fuggi, vomiti di parole alla Massimo Volume e Zidima in canzoni come Buio, contrastando il tutto con un muro sonoro di brani fulminanti come Al Largo delle Antille, chiaro esempio di canzoni spesso strumentali dove si fa a spallate un breve testo ermetico, in cui le liriche parlano generalmente di zone di comfort in cui rifugiarsi, distanti e diverse da quelle della gente comune.

Un album intimo attaccato da feroci riverberi come evidenziato in Cosa Vuoi?, singolo retto da un bel videoclip, pezzi vibranti che affascinano, peccando a mio parere nelle scelte liriche perché i testi sono sì confidenziali e introspettivi, ma lasciati all’interpretazione. Ed è un peccato perché i Laika Flee intendono raccontare di malcontento, frustrazione, rabbia, delusione, quella di una generazione incapace di rialzarsi che continua a ripetersi che Andrà Tutto Bene quando alla fine si ritrova a “passare i giorni di festa da soli, per attirare l’attenzione”.

I Laika Flee ti guardano negli occhi provocandoti con “Cosa dici a tutti quelli che ti credono felice?”, domande scomode sul timore di non sopravvivere allo tsunami della vita, con la certezza di incappare alla fine in situazioni difficili da gestire, scegliendo soluzioni sbagliate su cui rimanere condannati per il resto della vita. Buonissimo esordio dunque, altra band su cui attendo un altro lavoro al più presto.

Facebook: LaikaFlee

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Luca Paisiello
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