Tindersticks: recensione di Soft Tissue

Con Soft Tissue, i Tindersticks mostrano ancora una volta la grande capacità di trasmettere un linguaggio discreto e raffinato, che si tinge di intimità magica, soave e al tempo stesso tormentata.

Tindersticks

Soft Tissue

(City Slang)

dub, soul noir, R&B, dream folk, dark pop, jazz lounge, bossanova, black music

[voto 4.4]


A distanza di tre anni dalla pubblicazione di Distractions, la storica band di Nottingham Tindersticks manda alle stampe il suo quattordicesimo album intitolato Soft Tissue, edito per City Slang e anticipato dall’uscita dei singoli Always A Stranger, Nancy, New World e Falling, The Light.

Lasciato alle spalle il minimalismo elettronico del precedente disco, l’idea condivisa da parte di Stuart A. Staples e sodali era quella di tornare a riaccendere quell’intensità dark-romantica che da più di trent’anni contraddistingue il loro trademark compositivo.

Poco inclini ad assecondare le tendenze del mainstream ma decisamente apprezzati dalla sponda più intellettuale della critica musicale, i Tindersticks mostrano ancora una volta la grande capacità di esprimere e trasmettere un linguaggio discreto e decadente, che si tinge di intimità magica, soave e al tempo stesso tormentata. A fare la differenza è ancora il crooning caldo, confidenziale, sommesso, dolente e ammaliante del deus ex machina Stuart A. Staples, con quel registro interpretativo così fragile, schivo, vibrante e singhiozzante.

Le otto tracce di Soft Tissue vivono nel fascino sobrio, raffinato, umbratile e rassicurante che si confà alla personalità dei Tindersticks: quando nel pathos orchestrale di arrangiamenti d’archi, fiati e drum machine e nel richiamo malinconico di sinuose ritmiche di bossanova (Nancy), quando attraverso rotondità soul dal taglio noir di scuola Motown, mescolandosi a ombrosi tremolii di un dream-folk allucinato e ad ipnotiche atmosfere lounge-dub dalle sfumature crepuscolari.

Suoni che nascono da una spiccata sensibilità emotiva e scendono in profondità, sottopelle, raccogliendosi attorno a una sottile stoffa di feltro che avvolge dolcezza e tristezza. Sotto l’aspetto testuale, i Tindersticks puntano la luce della nostalgia sul passato, sui vecchi amori, sulle fragilità caratteriali, sulle opportunità perdute e su quei silenzi che condizionano legami affettivi (“Nancy, rispondimi, il tuo silenzio è peggio di quello che potresti dire”) e relazioni sociali (“tutto si muoveva lentamente davanti a me, pensavo fosse solo il mondo che scivolava”).

Riflessioni introspettive che servono a smuovere la quotidianità desolante e a rammentare quanto sia importante riappacificarsi con se stessi e lasciare andare ansie e rimpianti, voltando le spalle a ciò che non possiamo più trattenere.

Soft Tissue è un vero e proprio angolo di conforto dove l’amore non è più quella debolezza da evitare (“non permetterò che il mio amore diventi la mia debolezza”), bensì l’unico modo per aggrapparsi alla bellezza delle piccole cose e fuggire da una contemporaneità sempre più in balìa del nostro disperato bisogno d’attenzione. E allora non resta che attendere una nuova primavera, per tornare a svegliarci con il sole negli occhi e la pace nelle nostre menti.

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