The Strokes
Reality Awaits
(RCA Records)
rock, pop, alternative
Per chi scrive, all’epoca della loro uscita gli Strokes furono un lampo di luce in una notte di tempesta. Si era appena usciti dalla sbornia del Britpop, e il vuoto lasciato da quella scena venne riempito dall’ondata di band provenienti dagli Stati Uniti — e da altre realtà britanniche come Libertines, Kaiser Chiefs, Stereophonics — che riportavano in auge il sound anni ’70 di Velvet Underground, Ramones, Television.
Pretendere oggi album identici ai primi sarebbe ingenuo: riproporre all’infinito le sonorità che li hanno resi iconici li condannerebbe alla ripetizione. E infatti lo dimostrano con il nuovo Reality Awaits, che dopo l’ironico The New Abnormal (2020) alza le aspettative dei fans e dei nuovi ascoltatori.
La copertina è il biglietto da visita di un disco che parte con arpeggi dal sapore anni ’80. Psycho Shit è una canzone delicata e romantica: chi si aspetta gli Strokes di Is This It rimarrà deluso, perché il brano è decisamente sperimentale per i loro standard.
Dine N’Dash proietta un sound a metà tra rock settantiano americano e post‑punk, con chitarre brillanti ed effetti che sostengono un drumming costante. I fuzz di Lonely In The Future richiamano gli Stooges, anche se il pezzo evolve verso sonorità più pop, con un giro di basso sorprendentemente funky.
Falling Out Of Love è intrisa di atmosfere sixties, con la voce delicata di Julian Casablancas che si libra nell’aria rendendo l’ascolto piacevole. In Going To Babble On sembra di risentire gli Strokes del passato: impossibile non pensare a Soma, storico brano del debutto.
Verso la conclusione arrivano pezzi come Going Shopping, che affronta il tema dell’alienazione moderna e del consumismo come distrazione da una realtà opprimente. C’è poi il pop romantico di Liar’s Remorse, mentre The Fruits Of Conquest lambisce la Motown. Tyrants Of The Mellow Moon ha un incedere da colonna sonora e chiude un album che non fa prigionieri.
Certo, oggi gli Strokes suonano meno elettrici e caotici. Ma sono una band che ha attraversato due epoche: dopo gli eccessi degli esordi, la calma è diventata la virtù che li ha portati alla consacrazione definitiva. Reality Awaits non delude le aspettative, anche se lascia aperta una domanda: come suonerebbero oggi gli Strokes se ritrovassero il fuoco dei primi giorni?
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