NOFX: recensione di 40 Years Of Fuckin’Up

Un congedo potente e nostalgico: i NOFX celebrano quarant’anni di caos, ironia e punk‑rock con una raccolta che suona come un ultimo abbraccio alla loro storia.

NOFX

40 Years Of Fuckin’Up

(Fat Wrech Records)

melodic hardcore, punk, rock


Quando si parla dei NOFX, si parla di molto più di una band: parliamo di un fenomeno culturale che ha attraversato tre decenni di musica, stile, comunicazione e spirito giovanile mai davvero sopito. Come tutte le avventure — soprattutto quelle belle — anche questa era destinata a finire. L’anno scorso il gruppo ha annunciato il ritiro dalle scene, e da questa scelta nasce il documentario 40 Years Of Fuckin’ Up, che ripercorre quattro decenni di storia del collettivo californiano. La produzione è affidata a James Buddy Day, con la supervisione di Fat Mike, e porta con sé una colonna sonora di 26 brani che racchiude i momenti più significativi della loro carriera.

La title‑track 40 Years Of Fuckin’ Up apre le danze con un power‑pop rock’n’roll sorprendente, capace di mescolare suggestioni inedite per Fat Mike e soci. Tra i brani più noti ritroviamo l’hardcore melodico di Separation Of Church And Skate, il classico sound californiano di Drugs Are Good, il ritmo in levare di Lazy e Suits And Ladders, che fonde elementi hip‑hop con il punk‑rock marchio di fabbrica della band.

Il bello arriva con gli inediti, o meglio, rarità e vecchi demo mai pubblicati prima. Spicca una caotica esibizione live registrata a Omaha nel 1986: On The Road mostra dei NOFX giovani, acerbi, ma già incredibilmente efficaci. La demo di Secret Society presenta chitarre ruvide e l’inconfondibile voce di Fat Mike a sigillare il tutto.

Molto bella anche l’esecuzione live di Linoleum, classico immortale della band, e la sezione Score, dove il gruppo rilegge in chiave orchestrale brani come Kids Of The K‑Hole, Heroujana e Generation Z. Un regalo prezioso per i fan storici, ma anche un ponte per le nuove generazioni che li hanno scoperti solo di recente. C’è spazio persino per momenti che sfiorano la ballad, come Punk Rock Cliché.

Al di là del documentario che celebra la loro storia, i NOFX, con l’aiuto di Buddy Day, riescono a confezionare un lavoro quasi elegiaco. Se si doveva immaginare un congedo (sì, serve il fazzoletto), difficilmente avrebbe potuto essere concepito in modo diverso. Sarebbe bello dire: “altri quarant’anni così”, ma per ora possiamo solo godere di questo splendido lavoro.

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