Karen Diò: recensione di Fugaz

Tra punk, grunge e furia riot grrrl: Karen Diò firma con Fugaz la conferma definitiva del suo talento incendiario.

Karen Diò

Fugaz

(Hopeless Records)

grunge, punk, rock


Karen Diò è una cantautrice e polistrumentista brasiliana, nata a San Paolo e trasferitasi nel Regno Unito. È considerata una delle voci più promettenti della nuova ondata punk‑rock e riot grrrl latinoamericana. La sua musica unisce l’attitudine del punk classico a sonorità pop, elementi grunge e testi che affrontano temi legati al femminismo e alle frustrazioni delle donne nell’industria musicale.

Dopo l’esordio con My World (EP, 2004) e una serie di singoli pubblicati negli anni — Sick Ride (2023‑24), Stupid (2024) ed Euphoria (2026) — Karen ha rilasciato il suo nuovo EP, Fugaz, anticipato proprio dal singolo Euphoria.

L’inizio è affidato a Euphoria, dove si percepisce subito la grinta dell’artista: riff chitarristici potenti, voce diretta e incisiva, un impatto immediato che definisce il tono dell’intero lavoro. Free Yourself è un vero grido di libertà, che arriva dritto in faccia grazie all’energia del sound e a un’intro che sfiora l’elettronica, senza perdere la matrice punk.

A metà EP troviamo Choke, brano in cui Karen mescola grunge, punk e un drumming quasi funkeggiante, sostenuto da acuti vocali che confermano la sua capacità di creare spazi emotivi attraverso il canto. Crawling è un altro momento di forte impatto: qui il basso domina con un giro che ricorda — insieme alla velocità della chitarra — i migliori momenti rock/grunge degli anni Novanta. In Rat Race compaiono passaggi di fuzz che richiamano l’eco dei Guano Apes, mentre la title‑track Fugaz chiude il disco con un arpeggio iniziale che ricorda i Soundgarden di Black Hole Sun. Il resto del brano è un intreccio perfetto tra basso, batteria e voce, che sfocia in un abbraccio sonoro coerente e vitale.

Con Fugaz, Karen Diò dimostra di non essere più una promessa, ma una certezza. Se il precedente EP era stato un esordio esplosivo, questo nuovo lavoro conferma che la scena punk‑rock internazionale ha trovato una nuova, credibile aspirante regina.

Bandcamp

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