Silent Carnival
Liminal
(Avium)
post-rock, blues, slowcore
Liminal, il ritorno discografico del fotografo, pittore e musicista Marco Giambrone con il suo progetto Silent Carnival, è un viaggio sonoro introspettivo da ascoltare in silenzio e con attenzione per poterne cogliere ed apprezzare ogni sfumatura.
A due anni di distanza da My Blurry Life, torna Marco Giambrone sotto lo pseudonimo di Silent Carnival, con un album che evoca sospensione e lentezza, tessendo trame sonore in cui l’ascoltatore viene inevitabilmente risucchiato, partecipando, in questo modo, alle esperienze intime e personali che l’autore vuole raccontare.
La zona liminale è un luogo fisico o un momento di transizione, una sorta di non-luogo al confine tra due stati, condizioni o spazi, che richiama sensazioni di instabilità, straniamento, nostalgia o inquietudine. Ed è proprio questa transitorietà a prendere forma nelle dieci tracce che compongono quest’album e che narrano il percorso dell’artista continuamente in bilico tra accettazione, riconoscenza e malinconia. Il fil rouge che unisce i brani è il riconoscimento e il superamento del dolore per riuscire, poi, a vincere ed annientare le proprie paure e a sopravvivere in questi tempi bui.
Un album molto acustico e quasi sussurrato, questo, da ascoltare in religioso silenzio, magari in una stanza con luci soffuse e lontano dalle distrazioni. I suoni appaiono da subito assai ricercati e sofisticati, grazie all’utilizzo di numerosi strumenti come chitarra, balalaika, mellotron e harmonium; il basso inconfondibile di Alfonso De Marco, gli strumenti rudimentali di Cesare Basile e la voce eterea di Marcella Riccardi, poi, donano al disco delle sfumature a dir poco catartiche.
November, il brano di apertura, malinconico e minimalista, è un esempio perfetto di slowcore. Salvation, con i suoi arpeggi delicati e il cantato a due voci, evoca un primitivo folk statunitense. Daze, con il suo giro di basso ripetitivo e il ritmo quasi ossessivo disegna magistralmente la sensazione dello stordimento. We will meet again, la traccia che chiude l’album, racchiude un insieme di suoni elettronici minimalisti ed inizialmente cupi che lentamente si aprono per lasciar entrare luce e speranza.
Con la pubblicazione di questo nuovo lavoro, Marco Giambrone racconta di come sia possibile raggiungere la serenità attraverso il controllo interiore e l’indifferenza verso ciò che è superfluo, e si conferma come uno degli artisti più raffinati, validi ed interessanti del panorama indipendente italiano.
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