Trust the Mask
Itch
(Costello Records)
electro-punk, electro-dance, industrial, darkwave
Electro-punk industriale e darkwave per tempi stanchi: il duo veneto Trust the Mask alza il volume, scurisce la tavolozza e trasforma la frustrazione collettiva in un rituale necessario.
Trust The Mask è il duo formato da Elisa Dal Bianco (violino, elettronica) e Vittoria Cavedon (voce). Dopo l’esordio Idiom, accolto molto bene dalla stampa italiana e internazionale, il progetto ha portato dal vivo il proprio set in oltre cinquanta date, passando da festival come Color Fest, Ypsigrock e Santarcangelo e condividendo palchi con artisti come Daniela Pes, Anna Calvi, Ninos Du Brasil ed Editors.
Con Itch, Elisa e Vittoria entrano in scena come se stessero aprendo una porta tagliafuoco: dietro c’è un incendio che brucia lento, alimentato da un malessere diventato cronico. Non è un disco da evasione, piuttosto un report emotivo, impastato di elettronica ruvida e nervi scoperti, che registra la nostra assuefazione alla follia quotidiana e la restituisce sotto forma di scossa.
Qui non c’è spazio per una ribellione romantica: Itch racconta la frustrazione di scoprire che perfino la critica al sistema rischia di diventare un accessorio del sistema stesso. Il duo inchioda temi come alienazione lavorativa, culto del denaro e conflitti globali con un sarcasmo asciutto, da sorriso trattenuto, che rende il colpo ancora più efficace.
Sul piano sonoro, il salto rispetto al debutto Idiom è netto: se allora era una promessa, qui è una certezza spigolosa. Le tonalità si fanno più scure, i beat più claustrofobici, le linee sintetiche più taglienti. In mezzo, il violino di Dal Bianco agisce come un bisturi: non addolcisce, incide, aprendo fenditure darkwave e industrial dentro una struttura electro-punk che non cerca compromessi. Brani come Default, attraversato da allarmi e sirene, e Policeman, che condensa l’attitudine punk in pochi minuti di tensione, suonano come una città di notte vista dal parabrezza. La collaborazione con Mai Mai Mai su Vultures completa il quadro: un rito percussivo e distopico che è insieme preghiera e rivolta.
Il punto non è solo l’urgenza, ma la tenuta: Itch non molla mai la presa e porta avanti una sorta di rabbia espiatoria che costringe a stare nel presente senza protezioni. Trust The Mask nasce, durante la pandemia del 2020, proprio come reazione a un mondo anestetizzato, un modo per rompere abitudine e indifferenza mescolando oscurità e tensione dance, e qui quella missione diventa materia, non slogan. È un prurito sotto pelle che non si può ignorare: cupo, rumoroso, politico quanto basta per essere scomodo, e quindi indispensabile nel panorama italiano di adesso.
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