Roger O’Donnell: recensione di Projections

Projections è il nuovo album di Roger O'Donnell (il tastierista dei The Cure): rappresenta uno dei momenti più significativi della sua carriera solista. L'album rappresenta un caso-studio nel quale il minimalismo compositivo, l'ambient strumentale e la narrativa sonora urbana convergono senza sacrificare l'intelligibilità formale o la fruibilità estetica.

Roger O’Donnell

Projections

(99X/10 Records / Archangelo Music/  BMG)

elettronica, ambient, experimental


Projections è il nuovo album di Roger O’Donnell: rappresenta uno dei momenti più significativi della sua carriera solista. Uscito il 29 ottobre 2025, nel giorno del suo 70esino compleanno, questo nuovo capitolo solista segna il ritorno alle origini sintetiche dell’artista.

Per comprendere veramente il significato di Projections, è essenziale riconoscere che Roger O’Donnell non è semplicemente il tastierista che ha accompagnato The Cure nei decenni più gloriosi della band, bensì un compositore di raggio assai più ampio di quanto la memoria collettiva riesca a percepire. Negli ultimi vent’anni ha infatti coltivato in parallelo una pratica compositiva che abbraccia simultaneamente l’ambito sintetico e quello orchestrale, sviluppando collaborazioni che spaziano dal mondo della danza contemporanea ai progetti cameristici più intimi.

Il suo approccio alla composizione – quando liberato dalle convenzioni del genere gothic/wave – è stato quello di indagare l’intersezione tra il minimalismo, l’ambient e la musica contemporanea strumentale. Questo è evidente tanto nell’album Love and Other Tragedies, concepito in collaborazione con la violoncellista Julia Kent e realizzato con la cantautrice Jennifer Pague attraverso il progetto 2 Ravens, quanto nella sua lunga frequentazione di coreografi moscoviti e nelle sessioni cameristiche londinesi che lo hanno visto lavorare con ensemble di quattro violoncelli e pianoforte.

Una dichiarazione di O’Donnell sintetizza magistralmente la sua sensibilità musicale: “Amo lavorare con il violoncello, […] è l’accompagnamento perfetto”. Questa osservazione non è meramente tecnica bensì rivela una visione estetica profonda nella quale lo strumento ad arco rappresenta il ponte emotivo tra la rigidità della sintesi elettronica e l’organicità della tastiera acustica. Tale consapevolezza organizzativa delle sonorità emerge come elemento strutturale anche in Projections, dove il sintetizzatore Moog Voyager si pone come al servizio del pianoforte Rhodes.

L’album si struttura attorno a 8 composizioni che O’Donnell stesso descrive come “affascinanti pezzi che raccontano storie e tessono narrazioni, mai riposando, evocando paesaggi urbani e descrivendo avventure sonore attraverso il tempo e lo spazio”. Sebbene questa descrizione potrebbe sembrare poetica al punto di apparire vaga, riflette con precisione l’architettura narrativa sottesa al progetto, dove ogni traccia non rappresenta un’entità isolata bensì un capitolo all’interno di un itinerario coerente.

La decisione di strutturare il flusso narrativo in otto movimenti rappresenta un’eredità diretta della pratica compositiva orchestrale che O’Donnell ha coltivato nel corso degli ultimi 20 anni. Gli otto pezzi non ricercano la brevità commerciale, bensì sviluppano una durata organica in funzione della loro complessità timbrica e narrativa.

Durante il biennio 2023-2024, O’Donnell ha attraversato una grave malattia che lo ha tenuto lontano dalle attività musicali quotidiane. Anziché configurarsi come elemento restrittivo, questo interregno forzato ha funzionato piuttosto come catalizzatore di consapevolezza. L’album rappresenta, per usare le parole dell’artista, una virgola anziché un punto finale, una riflessione sul mezzo secolo di carriera e sugli innumerevoli stili attraversati, dall’art rock ai sintetizzatori delle origini, fino alle forme cameristiche contemporanee.

Questa maturazione biografica permea l’intera architettura di Projections, conferendo ai pezzi una dimensione riflessiva che va al di là della semplice virtuosità tecnica. Le narrazioni evocate non risultano esteriori, ma profondamente radicate nell’esperienza accumulata da un musicista che ha osservato l’evoluzione dei linguaggi sonori (Kraftwerk compresi, si ascolti la traccia Seven e i suoi rimandi a Trans Europe Express).

L’album è stato sottoposto a due processi di mastering radicalmente divergenti, corrispondenti ai due formati proposti. Guy Davie ha curato il mastering analogico destinato alla versione su vinile, preservando l’integrità timbrica e la dinamica che caratterizzano la riproduzione analogica. Al contempo, l’album è stato remasterizzato per il formato Dolby Atmos destinato alle piattaforme digitali quali Apple Music.

O’Donnell ha dichiarato che la musica contenuta in Projections risulta particolarmente adatta al suono immersivo dell’Atmos, poiché consente di collocare elementi sonori in differenti piani e dimensioni spaziali, sfruttando il carattere sospeso e onirico delle composizioni. Il risultato è che i mix Atmos differiscono sostanzialmente dai mix mastering per il vinile, rappresentando due interpretazioni complementari di uno stesso corpus compositivo.

La scelta di rilasciare simultaneamente i due formati, Atmos e vinile, rimanda a una visione della musica che non concepisce questi supporti come antagonisti, bensì come strumenti espressivi complementari, ciascuno adatto a rivelare dimensioni differenti della medesima opera compositiva. Il fatto che i mix Atmos differiscono dai mix analogici testimonia la consapevolezza di O’Donnell circa le peculiarità psicoacustiche di ogni formato, evitando la trappola contemporanea di concepire il mastering come mero adattamento tecnico.

L’album rappresenta un caso-studio nel quale il minimalismo compositivo, l’ambient strumentale e la narrativa sonora urbana convergono senza sacrificare l’intelligibilità formale o la fruibilità estetica. O’Donnell riesce a mantenere il delicato equilibrio tra sofisticazione tecnica e accessibilità emotiva, registrando composizioni che non richiedono particolari competenze musicologiche per essere apprezzate pur rivelando stratificazioni significative all’ascoltatore più attento, consapevole e preparato.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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