Nine Inch Nails: recensione di Nine Inch Noize

Reznor, Ross e Boys Noize trascinano i Nine Inch Nails dentro la pista: recensione di Nine Inch Noize, l'album-evento del 2026 fra industrial, techno e rave.

Nine Inch Nails

Boys Noize

(Null Corporation / Interscope)

industrial, techno


C’è un momento, nella carriera dei Nine Inch Nails, in cui la cassa a quattro quarti smette di essere un riferimento sotterraneo e diventa il principio strutturale del disco. Quel momento si chiama Nine Inch Noize, pubblicato il 17 aprile 2026 da Null Corporation con licenza esclusiva a Interscope Records, contrassegnato come Halo 38 nella celebre numerazione interna del catalogo. Dodici tracce per quarantasei minuti, registrate fra studi, hotel, aerei e il palco della Sahara Tent del Coachella, dove la nuova entità ha esordito dal vivo l’11 aprile 2026, una settimana prima della pubblicazione su disco.

Nine Inch Noize è la formalizzazione di un sodalizio costruito per stratificazioni successive fra Trent Reznor, Atticus Ross e il produttore tedesco di origini irachene Alexander Ridha, in arte Boys Noize. Il primo contatto risale al 2024, quando Ridha trasforma le musiche scritte da Reznor e Ross per il film Challengers di Luca Guadagnino in un mixaggio continuo, pubblicato come Challengers (Mixed). Da lì il percorso si infittisce: produzione aggiuntiva sulla colonna sonora di Tron: Ares (2025) firmata Reznor-Ross, rifacimenti per il disco companion Tron Ares: Divergence (2026) e infine il Peel It Back Tour 2025-2026, dove Boys Noize è dapprima ospite fisso e poi parte integrante di un terzo atto sempre più orientato alla pista. L’annuncio del progetto è arrivato quasi per caso, attraverso l’inserimento del nome Nine Inch Noize sul cartellone del Coachella 2026 il 15 settembre 2025. L’album è stato annunciato l’8 aprile 2026 con maxi-cartelloni installati lungo la strada per Indio, in California.

L’asse poetico di Reznor è da sempre situato nell’attrito fra carne e macchina, fra rumore industriale e disciplina elettronica: dai Throbbing Gristle a Coil, da Skinny Puppy a Ministry, fino al krautrock e alla scuola di Sheffield (Cabaret Voltaire in primis). In Nine Inch Noize questo lessico viene riletto con la grammatica di Boys Noize, cresciuto fra l’electroclash anni Duemila, la techno di Berlino, l’EBM di matrice belga e quel filone di techno mainstage che oggi viene comunemente etichettato come hard techno o hardstyle techno. È un dialogo che pesca anche nei riferimenti dichiarati di Reznor agli anni Ottanta synth-pop, omaggiati esplicitamente nel disco. La scrittura ritmica è frontale, la timbrica meno satura e più asciutta rispetto al solito fango sonoro dei Nine Inch Nails: un disco spazioso, quasi architettonico, dove la linea di basso modulare e il kick sintetico fanno da fondamenta.

L’ordine dei brani ricalca esattamente la scaletta del primo fine settimana di Coachella. Si apre con Intro in versione Nine Inch Noize, costruita sul boato del pubblico e su un drone pulsante che dichiara da subito la natura ibrida del progetto. Segue Vessel, tratta da Year Zero (2007), che diventa una marcia ipnotica e martellante. She’s Gone Away, originariamente in Not the Actual Events (2016), esplode in un finale a tempo doppio fra i più brutali del disco. La rilettura di Heresy, dal seminale The Downward Spiral (1994), è impreziosita dalla voce di Mariqueen Maandig, moglie di Reznor e voce dei How to Destroy Angels, che porta una luminosità inattesa al testo blasfemo originale. Parasite è invece il recupero di un brano proprio degli How to Destroy Angels, qui rimontato come trance industriale.

Il cuore dell’album batte fra Copy of A da Hesitation Marks (2013), trasformata in una techno minimale a costruzione lenta, e Me I’m Not da Year Zero, dove il groove sincopato dell’originale viene piegato su una griglia da pista. Closer è inevitabilmente il momento più atteso e divisivo: il riff celeberrimo viene smaterializzato e ricostruito intorno a una scansione elettronica più fredda. The Warning da Year Zero mantiene il piglio playful della versione originale ma introduce un calo a tempo doppio che riscrive la dinamica del brano. Memorabilia è la nuova incisione del classico dei Soft Cell del 1981, brano che i Nine Inch Nails avevano già reinterpretato come lato B del singolo Closer to God nel 1994: un omaggio doppio alle radici synth-pop di Reznor. Came Back Haunted da Hesitation Marks viene letteralmente riscritta per la pista, abbandonando la combustione lenta dell’originale. Chiude As Alive As You Need Me To Be, derivata dalla colonna sonora di Tron: Ares, che salda il cerchio tematico mostrando dove il sodalizio è iniziato.

La presenza vocale di Maandig non è un dettaglio decorativo ma un asse drammaturgico. Il suo registro alto, eterico, costruisce un contraltare alla voce bassa e tormentata di Reznor, restituendo a brani come Heresy una dimensione liturgica più ambigua. È una scelta di scrittura che sposta Nine Inch Noize dal terreno del puro divertimento da pista verso quello di un esorcismo collettivo, in cui il piacere della cassa è sempre attraversato da una venatura inquieta.

Nine Inch Noize non è un disco di inediti e nemmeno una raccolta di rifacimenti convenzionale. È un oggetto ibrido, a metà fra documento di un’esibizione, registrazione di studio e album collaborativo, che riesce a tenere insieme tre poetiche senza appiattirne nessuna. Per chi segue i Nine Inch Nails dai tempi di Pretty Hate Machine è la prova che il repertorio storico può ancora essere letto sotto luci nuove. Per chi conosce Boys Noize è la consacrazione di un produttore capace di confrontarsi con un canone ingombrante senza farsene assorbire. Per chi semplicemente cerca un disco che funzioni in macchina, in cuffia e in pista, è una rara occasione di trovare tutte e tre le cose.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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