deary: recensione di Birding

deary – Birding : il debutto del trio londinese tra dream pop e shoegaze, con echi di Cocteau Twins, Slowdive e My Bloody Valentine. Recensione.

deary

Birding

(Bella Union)

dream pop, shoegaze


Ci sono album che sembrano arrivare già adulti, come se il percorso che li ha preceduti fosse servito esclusivamente a preparare il terreno per un momento di piena coscienza artistica. Birding, primo disco ufficiale dei deary, trio londinese con già all’attivo due EP di riscaldamento è esattamente questo tipo di opera. Pubblicato per la Bella Union, la storica etichetta indipendente fondata da Simon Raymonde dei Cocteau Twins, l’album condensa undici tracce in cui il dream pop incontra il rumore sommerso dello shoegaze britannico degli anni Novanta, aggiornato con una sensibilità lirica che guarda alla crisi ecologica, alla salute mentale e alla violenza di genere.

La storia dei deary comincia durante il lockdown del 2020, quando Ben Easton lascia la scena del sudest di Londra in cerca di una scrittura più introspettiva ed emotiva. Nel 2021 incontra Dottie Cockram, con cui stringe un sodalizio immediato sulla base di ascolti condivisi: Cocteau Twins, Slowdive e My Bloody Valentine sono le tre coordinate fondamentali. Il legame con questa genealogia non è solo dichiarato nelle interviste ma si incarna materialmente nella biografia del gruppo: l’EP Aurelia del 2024 venne registrato con la partecipazione di Simon Scott, batterista degli Slowdive, mentre il loro primo singolo, Fairground, fu remixato dai Saint Etienne. L’arrivo in Bella Union chiude simbolicamente il cerchio con i Cocteau Twins. Catchpole si aggrega come terzo membro durante il periodo di gestazione dell’album, dando al suono quella pulsazione ritmica che mancava nelle prime uscite.

Birding è autoprodotto dall’intera band con la collaborazione di Iggy B, storico sodale del gruppo che ha affiancato i deary anche nel missaggio. Va sottolineato che Easton, nel periodo di preparazione all’album, lavorava come ingegnere del suono e produttore freelance, competenza che si sente nell’architettura del disco: i pesi sonori sono bilanciati con precisione, le chitarre trattate con effetti pesanti senza mai sopraffare le melodie vocali, e la batteria viene occasionalmente manipolata in post-produzione per ottenere risultati inattesi.

L’album si apre con Smile, brano che segna una discontinuità netta rispetto alle uscite precedenti: le chitarre tagliate come lame e il tintinnio sospeso delle campane accompagnano il testo più dichiaratamente politico della band, con Cockram che descrive la proclamazione di un’epidemia nazionale di violenza contro le donne. La voce è asciutta, densa di parole ravvicinate, lontana dalle lunghe campiture melodiche dei primi EP. Seabird, singolo principale, trasforma questa pesantezza in qualcosa di apertamente liberatorio: costruita su strati di accordi riverberati che evocano un cielo spalancato, la traccia si regge sui ritmi percussivi di Catchpole, definiti da più d’una fonte con un rimando ai Portishead, e sulla voce di Cockram che trasforma una supplica rivolta a un uccello onnisciente in una dichiarazione di coraggio. È il brano che meglio sintetizza la poetica del disco.

Baby’s Breath e Gypsophila (il nome botanico della pianta nota come velo da sposa) portano il discorso verso acque più rarefatte, con armonie vocali e texture chitarristiche che rimandano direttamente ai Lush e ai Cocteau Twins nelle loro manifestazioni più ovattate. Blue Ribbon introduce invece un elemento di rottura: la batteria di Catchpole viene processata con effetti di frammentazione digitale che spezzano il flusso organico del brano, una scelta che suona come un’irruzione consapevole nel tessuto onirico dell’album. Garden of Eden e Alma esplorano rispettivamente la simbologia ornitologica ricavata da poesie e racconti storici e il momento più apertamente melodico del disco. Alma — termine che rimanda sia alla parola spagnola per anima sia alla radice latina associata alla gentilezza — è descritta dalla stessa Cockram come l’incarnazione del gruppo: scritta al momento della fondazione, è cresciuta insieme alla band per oltre quattro anni.

Alfie, penultima traccia, è l’episodio più ambizioso: sette minuti e mezzo in cui il dream pop si espande fino ai suoi margini, costruendo tensioni e sospensioni senza mai cedere all’autoindulgenza. Il brano conclusivo e omonimo Birding chiude il cerchio con una dolcezza ambientale fatta di campanelli e atmosfere più rarefatte, quasi un esalazione dopo la densità del percorso.

Il riferimento agli uccelli non è un ornamento, ma un sistema di simboli elaborato con cura: creature che per tradizione rappresentano speranza e morte, libertà e vulnerabilità, specchio della fragilità umana. Come spiega Easton, l’album tratta le conseguenze che gli esseri umani esercitano sugli altri, sulla propria mente e sulla natura: l’immagine di copertina, un bambino che tenta di volare, condensa questa tensione tra aspirazione e limite.

Birding è un esordio che evita le trappole del genere: non si limita a replicare i modelli di riferimento ma costruisce un suono in cui quegli stessi modelli sembrano ricordati e poi rielaborati con una voce propria. In un panorama dream pop che raramente riesce a tenere insieme rigore formale e intensità emotiva, i deary trovano un equilibrio difficile da raggiungere. Un disco da riascoltare più volte, con l’attenzione che merita.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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