Zen Circus: Il Fuoco in una Stanza

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Zen Circus

Il Fuoco in una Stanza

(Woodworm/La Tempesta)

indie rock

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recensione_Zencircus-il-fuoco-in-una-stanza“Da quando è morta nonna, sembra una cattiveria, mio padre è rinato e ha la faccia più serena”. E’ una delle strofe di Catene, canzone d’apertura di questo Il Fuoco in una Stanza, nuova fatica discografica degli Zen Circus che arrivano al decimo album prodotto in venti anni di carriera, compresi i primi lavori in lingua inglese. Un lungo percorso che li ha fatti diventare una delle band più acclamate del panorama indie rock nostrano.

Citavo la strofa di Catene perché sono andato con la mente al primo disco solista del singer Andrea Appino, in quel catartico Il Testamento che a detta dello stesso cantautore fa da musicoterapia sui dolori della sua famiglia. Da allora c’è stata una maturazione nei testi che si è riversata anche nella produzione degli Zen Circus tant’è che nel precedente album canzoni splendide come L’anima non Conta hanno mostrato un songwriting di grande livello autorale.

Il Fuoco in una Stanza nasce durante il tour de La Terza Guerra Mondiale, figlio di un grande affiatamento tra i quattro musicisti e di una spontanea ispirazione che li ha messi di fronte a soluzioni giocose (Sono Umano), strumenti ad arco e pianoforte (Caro Luca) e carrozzoni festosi (La Teoria delle Stringhe). Canzoni allegre, intime, malinconiche quando occorre, che forse oggi sembrano alleggerite e più orecchiabili ma i loro dischi si divorano senza accorgersene.

La loro formula funziona, le liriche esplorano relazioni personali che mettono a fuoco amici e familiari, atteggiamenti e predisposizioni, problematiche della nostra generazione, consapevolezza di crescere e dover cambiare “diventando i nostri genitori” come canta la title track del disco che nella copertina illustra la ragazza protagonista della canzone mentre osserva, dall’altra parte dello specchio, la presenza ingombrante dei propri familiari da cui sta provando a liberarsi.

Dai tre membri originari gli Zen Circus sono diventati quattro, con l’aggiunta di Francesco Pellegrini, chitarrista ormai in pianta stabile dall’ultimo tour, compagno di avventure di Appino nei suoi dischi solisti, che arricchisce il sound della band pisana senza abbandonare lo stesso scanzonato, irriverente, allegorico modo di porsi con le canzoni.

Forse ci si può lagnare di un’assenza di asperità e di cinismo che contraddistingueva il loro vecchio stile, ma tutte le band nel tempo che acquisiscono popolarità finiscono per alzare l’asticella della produzione e spesso questo viene scambiato per “svendersi al pop”. Credetemi, non è certo il caso degli Zen Circus.

 

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