Sick Tamburo
Dementia
(La Tempesta Dischi)
indie rock, post punk
Con la copertina disegnata da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Dementia è il settimo album in studio dei Sick Tamburo, la band di Pordenone oggi portata avanti da Gian Maria Accusani.
È il secondo disco dopo la scomparsa di Elisabetta Imelio che prosegue il progetto post Prozac+ di Gian Maria insieme ad altri tre musicisti, producendo 10 nuove canzoni radicate nell’alternative punk rock nostrano, sempre indossando i passamontagna.
Con il buon avvio tirato di Mi Gira Sempre la Testa, il nuovo album scandaglia le fragilità emotive dell’uomo consapevole che “forse c’è qualcosa di irrisolto”, come succede anche in Silvia Corre Sola, ragazza a passeggio per il paese coi cani e gli occhi tristi, preferendo parlare con i morti del cimitero piuttosto di dire qualcosa di triste, coltivando il desiderio di andarsene lontana, un giorno.
Il tema della fuga è predominante in questo album dato che “Non c’è ragione per restare qui”, come analizza la malinconica Mexican, o ci si domanda in Immagina Se come sarebbe il mondo se si facesse tabula rasa di volti, emozioni, figli, il non sapere addirittura cosa è un telefono per non dover chiamare nessuno, non ricordare nulla, come una protezione da quello che ormeggia in una quotidiana realtà difficile, meschina, immeritata. Anche Chiudi Quella Porta tratta un altro tipo di fuga, quella mentale in cui è necessario tenere fuori dalla testa i pensieri “Libera da odi e da rancori, da falsi sogni e falsi amori”.
La formula consolidata è quella di un sound ipnotico che mescola synth, chitarre distorte, ritmiche distese su melodie seducenti e lineari, capaci di creare quegli intrecci sonori densi e armonici che Gian Maria supporta da anni grazie alla sua propensione punk matura e riflessiva fatta di riff semplici e accattivanti, ritornelli pop-rock e fluenti sezioni ritmiche.
Joe Ludovisi al contrabbasso apre Ho Perso i Sogni, una canzone vista dagli occhi di un tredicenne in mezzo a “corse folli tra i palazzi, ormai macerie” che si chiede se vedrà ancora il sole, una canzone contro tutte le guerre che ammazzano le aspettative delle persone con gli stessi diritti di vivere dei più agiati. Situazioni deplorevoli che portano anche chi è stanco, come in Non C’è Pace, ad abbandonarsi: “Guardami, non vedi che sono un disastro, niente mi scalda più. Guardami, non so nemmeno chi tu sia”.
Anche se la traccia di apertura e il ritmo guidato dal basso di Fuori sono i brani che impongono una certa aggressività ritmica, c’è in generale un andamento medio-lento, circondato da semplici ma efficaci arrangiamenti. In coda al disco troviamo una strumentale title track di oltre sei minuti, composta da archi coperti occasionalmente da rumori di sottofondo improvvisamente amplificati, come a simboleggiare questo turbinio di “rabbia trattenuta e improvvisi bagliori” che ci travolge tra luci e ombre.
C’è un filo sequenziale sulla friabilità di questo ancorarsi alla vita che porta però ad una visione fiduciosa in Sangue e Libertà, una esortazione ad accettare la realtà per rinascere, perché la libertà ha un prezzo caro che vale la pena pagare, per continuare a vivere.
Social: www.instagram.com/sicktamburo
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