Soen: recensione di Reliance

Le canzoni dei Soen sono caratterizzate da una costante ricerca di equilibrio tra l’intensità delle ritmiche, la leggerezza emotiva e la pesantezza delle loro armonie. Reliance è un disco che vuole trascinarci in un viaggio verso la consapevolezza e l’accettazione.

Soen

Reliance

(Silver Lining Music)

progressive metal, alternative metal


Le canzoni dei Soen sono caratterizzate da una costante ricerca di equilibrio tra l’intensità delle ritmiche, la leggerezza emotiva e la pesantezza delle loro armonie. Reliance tuttavia soffre di questo continuo passare dagli slanci grevi alle arie luminose dei 10 brani di questo loro nuovo lavoro, perché pur essendo un album di buon livello accusa una certa stanchezza e ripetitività.

Nati come estimatori dei Tool sposando il lato melodico degli Opeth, i Soen da Lotus in poi sono riusciti a dotarsi di una propria identità in album apprezzati dalla critica come Imperial e Atlantis, un’escalation che li ha portati ad allargare il pubblico sempre più, sebbene già in Memorial ha cominciato a scricchiolare qualcosa nella loro ricerca sonora, dirigendosi sempre più verso una formula quasi radiofonica e scontentando già i fans.

Reliance esplora ancora una volta la mortificazione per il mondo e il modo in cui viviamo le lotte personali contro la tecnologia soffocante, la conformità sociale, la delinquenza e i contrasti introspettivi, invitandoci a cercare quei bivi da scegliere per uscire dai labirinti contorti e mantenere la propria integrità morale, come cantato nella commovente Indifferent, che suona però come quei brani lenti e melodici al pianoforte cantati da qualsiasi popstar commerciale.

Mercenary è un brano che mette in luce un odio ereditato da chi ci sta attorno, Stefan Stenberg col suo basso riesce in Discordia a spremere ancora il tema della solitudine e dell’isolamento come forma di autoprotezione sfruttando la brutalità sonora dei Soen, anche Huntress ci lascia ammaliare grazie al lavoro di fino della chitarra di Cody Lee Ford, però sembra di avere già ascoltato quel passaggio, quel ritornello, quella strofa.

Certo, la band svedese fa il suo adoperando una formula ormai consolidata tessendo arazzi sonori di prog metal, direi più alternative che prog, attraverso la voce di Joel Ekelof, con riff energici alternati a passaggi ariosi e ritornelli melodici, bilanciando i brani anche quando diventano prevedibili. E’ vero che con Unbound, Primal e Axis troviamo cupe melodie composte da parti strumentali raffinate e piacevoli con groove granitici, ammansiti da sezioni morbide intermedie, ma in generale sembra che tutto sia sempre più omogeneo nella loro produzione che lascia al termine dell’ascolto un po’ scontenti.

Tuttavia Reliance è un disco che vuole trascinarci in un viaggio verso la consapevolezza e l’accettazione (Draconian) immergendosi nel finale maestoso di Vellichor dove nelle sue atmosfere sospese prevale la speranza e il cambiamento affinché la luce sia in grado di squarciare l’oscurità. Senz’altro il disco meno ispirato dei Soen, sebbene sia un discreto lavoro che vale la pena ascoltare.

Sito web: soenmusic.com

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