Malascena: Indisposto

Il trio bolognese dei Malascena pubblica il suo primo album indie rock, Indisposto, completamente autoprodotto, 14 brani pregni di suoni distorti, rabbia, e inquiete fotografie dei nostri tempi

Malascena

Indisposto

(Autoproduzione)

indie, noise

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Malascena- Indisposto-recensioneNati all’inizio di questo decennio a Bologna, il trio dei Malascena ha iniziato a comporre i primi brani presentandoli prima in un Ep, e successivamente in diversi locali della nostra penisola fino ad autoprodurre questo loro primo album, Indisposto. Ne viene fuori un apprezzabile lavoro composto da 14 brani di indie rock italico piuttosto tirato e rabbioso, che mi ha piacevolmente sorpreso.

È brutto accostare nomi di band popolari a giovani musicisti che cercano di esordire in un marasma musicale sempre più vasto e dispersivo, ma se bisogna spiegare ai lettori come suonano i Malascena faccio bene ad ammettere che, ascoltando le prime note di Tace in The e Essere, mi è parso di connettere il loro sound al muro sonico dei Ritmo Tribale, dei Ministri, dei Tool e dei Verdena? Nomi pesanti, ma questo disco mi ha preso proprio come quando ho iniziato ad amare queste band.

La voce del chitarrista Tiziano Cicconetti poi è bella tosta e irascibile, che si comporta bene anche nei brani più leggeri come Illudimi (di Lunedì) e nella ghost track Malaidea, con quelle tonalità alla Raniero Federico Neri degli Albedo, sebbene in qualche passaggio come in Fuori sulle tonalità basse c’è da lavorare. Se questi rimandi mi convincono che i Malascena sono il tipo di gruppo che è nelle mie corde per un primo ascolto, le melodie e le liriche delle canzoni di Indisposto sono cristalline, dirette e animose, non nebulose e dannatamente introspettive come purtroppo molte nuove leve ormai propongono, più che altro per una carenza di contenuti.

Alessandro Renzetti al basso e Luca Ferriani alla batteria sostengono molto bene il lavoro alla chitarra di Tiziano, che fa un buon gioco di riff e accordi ma sono convinto che ci sia bisogno di una seconda ascia in grado di impreziosire ancora di più l’ottimo impegno svolto. I complimenti vanno anche ad Alex Volpi, eccellente ingegnere del suono che ha prodotto il loro primo disco, capace di cogliere il giusto mood della band e bravo a pulire suoni così pesanti e distorti, marchio di fabbrica del trio bolognese.

Quante Volte viene proposto proprio in questi giorni sul Tubo con un nuovo video. Moske e Zanzare e Alice sicuramente i brani di minore impatto mentre Madida si avvicina pericolosamente a Ovunque dei Verdena. Ma indubbiamente nel complesso la band cammina per la sua strada, ha le idee molto chiare, è in giro a suonare con una grande fame e per quello che mi riguarda, insieme a Zidima e Nadar Solo trovo i Malascena tra le nuove indie rock band da seguire nei prossimi anni.

 

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Luca Paisiello
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