Elephant Brain
Almeno Per Ora
(Woodworm Label)
alternative rock
Arrivati al terzo album con Almeno Per Ora, gli Elephant Brain proseguono il loro percorso musicale senza spostare di una virgola il loro modus operandi: disco appena sopra la mezzora, 9 brani in italiano, rock energico, tematiche sulla propria generazione smarrita.
Disco che si apre con il lentone Il Nulla è già Molto che con quel “torneremo a perderci” preannuncia il tema dello smarrimento e dell’incertezza, la stanchezza di provarci, di costruire qualcosa, ma che bisogna continuare a testa alta ad andare avanti. In generale la band sfodera un muro di chitarre in Impareremo a Perdere, Solo un’altra Domenica, Sto Meglio, Benedici, Una Casa in cui Tornare, che anche se poi appaiono possedere una certa linearità, queste canzoni si lasciano penetrare per una chiara urgenza emozionale.
È normale accostare gli Elephant Brain ai Fast Animals and Slow Kids: sono entrambi di Perugia e Gigliotti, il bassista dei Fask, ha prodotto i loro album (e quelli dei concittadini Lagoona). C’è una sincera amicizia tra le band, reciproco rispetto e il suono e le canzoni ricordano molto la band di Aimone, senza dubbio lo si sente in Non Conta Niente.
“Mi chiedo se stiamo bene o fingiamo per sbaglio: è la paura lo sai che ci blocca soltanto”. Le canzoni come Sto Meglio parlano di una gioventù a cavallo dei trentanni, pronta a farsi strada nella vita, a tirarsi su, ma che trova ostacoli che la rendono davvero tosta. Da una parte le solite inquietudini amorose, da sempre fulcro delle belle canzoni che ci portiamo appresso, dall’altra una rabbia genuina sui muri su cui andare a sbattere. Cantano di sopravvivenza, emotività represse, battaglie interiori, il tutto condito da suoni non pesanti, tendenti al pop punk di questa generazione, ma senza essere commerciale, e nemmeno travolgenti come un certo post rock alternativo.
Non c’è in questo disco solo la paura del futuro, delle opportunità inesistenti nel nostro Paese, ma anche il timore di perdere quanto è vicino, anche la stessa amicizia tra i componenti della band e di non riuscire magari un giorno a continuare a suonare. “Ci siamo persi solo per andare avanti”. I cinque componenti della band oggi hanno tutti un lavoro per mantenere questo fragile sogno di fare musica, dall’uscita del disco hanno potuto programmare appena otto date nel settentrione della nostra penisola toccando, oltre Roma, Bologna e Milano, anche Torino e Pordenone, segno di quanto è difficile promuoversi oggi per queste band che non hanno una popolarità nazionale.
Con gli abruzzesi Voina, altra band che tengo volentieri d’occhio, anzi orecchio, producono una sorta di inno sonico alla fratellanza con Benedici, stesura iniziata anni fa dopo essersi conosciuti ad un Festival sul palco insieme ai Gazebo Penguins, e che nel corso di questi ultimi due anni è stata rivista ed incisa per poi pubblicarla su questo disco. “Benedici i tuoi amici, le pizze d’asporto, le birre e l’autunno, gli anni del liceo e le canzoni tristi”. Queste sono collaborazioni che battezzo volentieri perché aiutano a farsi conoscere reciprocamente e tengono viva una certa scena, quando sono ben realizzate.
Scrollandosi di dosso le paure, oggi questi cinque ragazzi perugini sono diventati consapevoli che si “impara a perdere” nelle vite che non vanno come vorremmo, scoprendo “quanta pressione siamo in grado di sopportare”. Sono presenti brani intimi come Le Prime Luci con una prima parte dominata da un pianoforte, intuizione venuta proprio da Gigliotti per ammorbidire il disco, e che poi a metà strada ritrova un fulgido sfogo elettrico e un gioco di chitarra a concludere.
Bellina la chiusura con Almeno Per Ora, brano per me emozionante nel suo crescendo, che racconta il timore di ciò che ci aspetta ancora ma che si affronta con autorevolezza, per ora. “Io lo so che torneranno i giorni neri, io lo so che passerà la voglia, ancora”. Ma Almeno per Ora, si va avanti.
Social: elephantbrain
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