Anathema: Weather Systems

Nuovo album di materiale inedito per la band inglese, che ancora una volta riesce a incantare e sorprendere con Weather Systems

Anathema

Weather Systems

(Cd, KScope/Audioglobe)

progressive rock, alternative rock

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recensione anathema weather systemsMorbido e intimista da un lato, tempestoso e teso verso la totalità del cosmo, dall’altro, Weather Systems segna il ritorno degli inglesi Anathema con nove pezzi inediti, percorsi da un senso epico molto particolare e allo stesso anche molto misurato.

Dopo aver sperimentato la dimensione orchestrale nell’antologico Falling Deeper, uscito l’anno scorso, la band sembra qui, più che in passato, raccogliere semi lasciati nella terra a sedimentare per anni, creando un sottile equilibrio di suoni e suggestioni che rasserena e inquieta insieme. I pezzi sembrano tutti alimentati da una sofferenza tesa, irrequieta, anche quando la superficie appare tersa e luminosa; ogni squarcio in essa fa emergere un groviglio emotivo doloroso e complesso.

La struttura della maggior parte dei pezzi dimostra questa tensione, e rende Weather Systems più contrastato rispetto agli ultimi due album, come se i brani partissero da una situazione di pace e poi la complicassero incredibilmente. Creando comunque una sensazione di fluidità, orecchiabile e interessante. Fluidità che si ritrova nelle due parti speculari di Untouchables, un doppio pezzo intenso, elegante e stratifcato, senza essere eccessivo; permeato di un senso di mistero e di separazione spesso presente tra le tematiche della band di Liverpool.

The Gathering Of The Clouds è una forma elastica, quasi una colonna sonora barocca e curiosa, attraversata da archi elettrici, mentre Lightning Song, con la sua dolce levità, si rivela poi umorale nel momento in cui si apre repentinamente in una dimensione molto più grandiosa quando verso la metà del brano si inseriscono, imponendosi, le chitarre.

I toni sono più soft, più intimi, in Sunlight, mentre è insolito e intenso il lungo brano The Storm Before The Calm, che nei suoi nove minuti sembra contenere due anime molto diverse, la prima urgente, autolesionista, misteriosa, con effetti elettronici molto marcati che creano un magma rumoroso, affilato. Per trasformarsi poi, d’improvviso, in un qualcosa di più canonico ma fortemente drammatico. Poi arriva The Beginning And The End, di una bellezza semplice, con un testo che evoca immagini molto intense; fanno capolino dei riff di chitarra, inasprendosi.

Un’atmosfera fatata e ipnotica avvolge The Lost Child, che si lancia in un salto grandioso ed etereo ma anche molto ancorato alla terra. Per finire, introdotto da un pezzo parlato che descrive un’esperienza di pre-morte, c’è Internal Landscapes, un titolo che riassume molto bene il contenuto dell’album e, più in generale, della musica degli Anathema; qui torna di nuovo la bella voce di Lee Douglas, eterea e sciolta nell’atmosfera quasi diafana. Un pezzo pensato ma istintivo allo stesso tempo, che lascia con delle sensazioni complesse e belle.

Un nuovo prezioso tassello nella carriera della band inglese, dunque.

Leggi l’intervista a Vincent Cavanagh (online dal 6 aprile)

Gli Anathema saranno in concerto all’Alcatraz di Milano il 30 aprile.

Come ormai quasi tutte le uscite dell Kscope, anche Weather Systems è disponibile anche in una special edition in audio multi canale.

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Miranda Saccaro
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