Quattro band per una istantanea della scena metal italiana

Quattro band assai diverse, ma con qualcosa in comune: tutte assimilabili al macro-genere metal e tutte rigorosamente made-in-Italy: Enema, Lost Reality, Filthy Teens e Nuumark
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enemaEnema
What makes You Human
(Cd, Black Fading Records)
metal-core, crossover
3,2/5

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lostrealityLost Reality
What Remains
(Cd, Uk Division Records)
dark, industrial
3,3/5

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filthyteens

Filthy Teens
Target: Deceased
(Cd, Deepressure Records)
dark, rock, metal
3,1/5

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nuumak

Nuumak
Shout
(Cd, Autoproduzione)
nu-metal
3,2/5

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Un poker di band italiane per quattro declinazioni molto diverse fra loro delle sonorità più aspre e dark del rock. Quasi tutti provenienti dal centro-nord, quasi tutti più o meno legati ad Alkemist Fanatix Europe per la promozione, si presentano con dei lavori stimolanti che aggiungono sfumature e punti di vista alla scena hard rock/metal italiana che già conosciamo.

E allora ecco gli emiliani Enema, con un quasi debutto, i più maturi Lost Reality, sulla piazza da più di un decennio; i liguri Filthy Teens, dietro il cui nome c’è una sola persona, gli arrabbiatissimi viterbesi Nuumak, già presenti sulla scena internazionale.

What Makes You Human, primo full length degli Enema, è un album multiforme e cangiante, con un buon mix di suoni e generi.
Nonostante una prima parte un po’ macchinosa, soprattutto a causa di Oceanic Affliction e Decree Of Silence, due brani abbastanza convenzionali e ammiccanti, l’album si compatta su un inanellarsi di pezzi aggressivi e ruvidi, a partire dal feroce Mountains Of Loneliness.
Non mancano, nel corso dell’album, inserti maggiormente melodici anche ampi e un caratteristico intrecciarsi di vocals puliti e di growl disperato e spettrale.
Veloce e diretto Swarming Of Maggots, seguito da un altro pezzo molto aggressivo, Little Hands, e da Divine Sentence, tetro e schizoide. Chiude sulle stesse note acide e oscure Supersonic Hate, il brano più martellante e spaventoso dell’album.
What Makes You Human
segue di pochi anni il cd autoprodotto Complesso Di Sindrome (2005) e il promo Evolution (2006). L’album è stato lanciato anche su scala internazionale in gennaio e il quintetto emiliano ha già in programma un paio di date in giro per l’Italia.

Con i Lost Reality e il loro primo album per l’etichetta inglese Uk Division Records, si entra invece in un mondo rarefatto e scivoloso.
What Remains è un lavoro in cui le sottili variazioni atmosferiche fanno la parte del leone, quasi un caleidoscopio di sonorità taglienti, inquietanti e soffuse.
La presenza tesa e costante dell’elettronica, la buona voce del cantante e un fragore posto appena in secondo piano rendono misterioso e gradevole l’ascolto di questo album dotato di pennellate nerissime.
Si passa dal fluido If This Is Heaven agli accenti più distorti e aggressivi di Veil Of The Martyr con estrema naturalezza. Si arriva poi alla sottile malinconia della title track e al più corrosivo Erase, brano per il quale è stato realizzato un videoclip. Nell’ultima parte del disco le note lugubri di Children Of Evil e l’amara rassegnazione di Nothing I Am.
I Lost Reality nascono nell’ormai lontano 1996 e coronano più di un decennio di attività live, partecipazioni a concorsi, promo, compilation e apparizioni tv con un album d’esordio che verrà distribuito in 27 paesi.

Siamo di fronte ad un altro disco d’esordio con Target: Deceased, questa volta da Imperia, città natale dei Filthy Teens.
L’album ha una fisionomia eclettica e non perfettamente inquadrabile, fattore questo che lo rende ancor più diretto e immediato, fornendo un’esperienza d’ascolto gradevole anche se non molto originale.
Le undici tracce alternano toni cupi, come nel cavernoso Intro e in My Night, aggressivi (ascolta Psychc Analysis e Death Designer) senza ignorare il piano della melodia e dell’orecchiabilità.
Si incontrano brani abbastanza suggestivi come Love Spirals, lento e mesto in cui timbro vocale e atmosfera generale del pezzo si trovano felicemente sposati, l’energia vitalizzante di All I Deserve e il conclusivo Kisses To Say Goodbye, il pezzo migliore dell’album, malinconico, distorto e intenso.
La band nasce nel 2004 come parto di un sol uomo, il batterista Muriel Saracino. E’ del 2005 il primo demo, Burning Letters; l’anno seguente la band stringe un sodalizio con Alkemist Fanatix Europe per quanto riguarda management e promozione, mentre Target: Deceased è distribuito a livello internazionale da Deepressure Records, ramo italiano di Uk Division Records.

E infine il vetriolo di Shout, promo dei viterbesi Nuumak. Sei tracce ruvide e arrabbiate per il quartetto che, grazie alla vittoria del concorso “Rumori di Fondo” nel 2006 può concretizzare appunto in questo mini album l’attività musicale che porta avanti sin dal 2004.
Già il primo brano, Father Of Life, cupo e tiratissimo, non permette di prendere fiato, per poi passare al diabolico e disperato Embrace. Black Roots ha un’apertura distorta e spaziale, come il robotico lamento della voce che si inasprisce e poi esplode nel ruggito che fa da contrappunto all’intero lavoro. Segue Slave, brano già comparso nella compilation natalizia della rivista inglese Devolution, apparentemente lenta e sinuosa, si rivela un susseguirsi di esplosioni. L’ultima traccia, Breathless, è selvaggia e ribollente.
La band, si legge nel loro MySpace, è attivissima sia dal vivo sia con la partecipazione ad alcuni concorsi, il più importante dei quali è stato il Global Battle Of Bands in cui i Nuumak hanno rappresentato l’Italia spiazzando il pubblico con il loro sound duro e nerissimo. In seguito sono stati anche supporters del gruppo finlandese Meldrum.

Links:

www.myspace.com/enemacore

www.lostreality.it

www.filthyteens.it

www.myspace.com/nuumak

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Miranda Saccaro
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