Primavera Sound 2011: recensione festival, giovedì 26 maggio 2011

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Primavera Sound Festival

Barcellona, Spagna, Parc del Forum, 26 maggio 2011

live report
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primavera-sound-2011Numeri e lamenti.
Il Primavera Sound è ormai un fatto assodato, Il Festival per gli indie-rockers di tutto il mondo. Da undici anni propone un programma che bagnerebbe i sogni di qualsiasi appassionato e soprattutto nelle ultime edizioni ha assunto proporzioni mostruose.

Cominciamo subito con qualche numero: più di 100 artisti/band in programma, il Parc del Forum occupato per 78.000 metri quadri (l’anno scorso erano 53.000), 39.500 persone presenti al Forum giovedì, 43.800 venerdì e circa 40.000 sabato, più gli oltre 1000 giornalisti accreditati, i 1000 partecipanti al Primavera Pro e i 5000 per Echo & the Bunnymen nella giornata di pre – apertura.

Numeri importanti, giganteschi, specie per un festival tutto sommato di nicchia, seppure con parecchie aperture a nomi in grado di assicurare una cospicua prevendita.

primavera-sound-2011-parc-del-forumRispetto allo scorso anno alcune cose sono andate decisamente peggio: il primo giorno non ha funzionato il meccanismo basato sul QR Code per ricaricare le tessere magnetiche per accedere ai bar. Lunghe file per le ricariche, poi lunghissime file ai pochissimi bar aperti, dato nella maggior parte i tablet non ne volevano sapere di dare gli scontrini (la versione ufficiale dice che i pannelli solari – che forniscono più del 70% dell’energia del festival – hanno fatto interferenza col ponte wifi con cui erano collegati gli iPad che dovevano leggere le tesserine). Il secondo giorno scuse ufficiali per l’accaduto, altra lunga fila per recuperare il denaro versato sulla tessera e poi tutti con i contanti in mano ai bar, finalmente tutti aperti.
E poi il palco Llevant, quello nuovo che ha sostituito il Vice: bello, enorme, con un buon impianto, una platea per 20.000 persone ma… lontano 15 minuti a piedi dall’altro capo del festival, l’Escenario San Miguel. La nuova disposizione dei palchi di quest’anno ha però decisamente migliorato la viabilità e gli spostamenti da una parte all’altra, rendendoli decisamente più agevoli rispetto all’anno scorso.
La nuova location del Pitchforck, sotto il gigantesco tetto di pannelli fotovoltaici, costringe a una lunga scalinata o a un tortuoso giro, e per di più spesso l’audio è disturbato dal San Miguel. L’ATP è sempre allo stesso posto di sempre, ma troppo spesso s’è dimostrato insufficiente per soddisfare i tantissimi accorsi lì. Il Ray-Ban rimane il palco preferito da tutti, un enorme anfiteatro con una ampia gradinata, palco gigantesco, audio notevole.

Ma nulla e nessuno avrebbero rovinato la festa al pubblico presente; ognuno col suo programma personalizzato ben stampato, ognuno a fare, disfare e riprogrammare i propri percorsi musicali, incuranti (o quasi) di alcune scellerate scelte di programmazione (Interpol, Suicide e Caribou contemporaneamente, Sufjan Steven e Mercury Rev per soli 2.000 fortunati, all’Auditorium, …).

Giovedì 26 giugno 2011.
La nostra avventura al Primavera Sound 2011 comincia con gli Emeralds, nipotini di Brian Eno impegnati a rinfrescare la miscela di ambient psichedelica del celebre musicista-produttore, iniettandovi piccole dosi di improvvisazione. I tre si rivelano ben presto soporiferi e inadatti a un orario del genere (Voto 2,5/5).

blank-dog-primavera-sound-201Ce ne rimaniamo al Pitchfork, guadagniamo la prima fila e ci prepariamo a goderci i Blank Dogs. La bassista/tastierista sembra uscita dalla versione giapponese del film The Ring (cfr la nostra foto), un addetto alle macchine e drum machines calza delle improbabili cuffie e Mike Sniper, leader del progetto e deus ex machina dell’etichetta Capture Tracks, incurante del caldo se ne sta intabbarrato sotto un cappuccio nero. La band sembra volere a tutti i costi rinverdire i fasti dei Joy Division e spesso ci riesce pure, innestando nella loro miscela musicali divagazioni chitarristiche alla Cure e un cantato decisamente depressivo, poggiato su parti ritmiche sostenute e piacevolmente ossessive. Il risultato, seppure non innovativo e nemmeno minimamente con qualcosa di nuovo, è comunque un concerto più che piacevole. (Voto 3,5/5).

Superata la cocente delusione della cancellazione del concerto dello scorso anno, i Seefeel si fanno perdonare con uno concerto pazzesco. Quindici anni di silenzio non sono pochi e all’Atp c’è tanta gente ma non tantissima (una parte andrà via prima della fine, attratta dai PIL), ma i fans accaniti (me compreso) sono tutti sotto il palco a ciondolare la testa e applaudire, suscitando più di qualche sorriso in Sarah Peacock, altrimenti seria e algida. Mark Clifford ha un po’ da fare con la sua chitarra all’inizio, ma poi tutto si mette a posto. Il cambio di line-up (che ha prodotto anche lo splendido album di qualche mese fa) ha fatto bene ai Seefeel, che suonano ancor più dub e ancora più ipnotici. Shigeru Ishihara (aka Dj Scotch Egg) costringe il suo basso a frequenze profondissime e Lida Kazuhisa (anche nella noise band Boredoms) è un batterista fantasioso e instancabile. Un concerto da pelle d’oca che non si guadagna il pieno dei voti perché troppo breve, solo 45 minuti, e per alcune clamorose assenza in scaletta (voto 4,5/5).

Ancora in stato di trance per il concerto dei Seefeel, migriamo verso il concerto dei Walkmen: visibilmente infastiditi per le interferenze sonore che arrivano dal concerto dei Grinderman, Leithauser e soci sfoderano il loro indie-rock con influenze “classiche” (Dylan su tutti) in scioltezza e con grande perizia tecnica. The Walkmen sono decisamente una band sottovalutata, almeno dalle nostre parti, mentre invece carisma, virtuosismo e belle canzoni ne fanno un tesoro da custodire gelosamente (voto: 4/5).

caribou-primavera-sound-2011Atp affollato all’inverosimile per Caribou (ma non dovevano stare tutti a vedere gli Interpol? Mah!). Daniel Victor Snaith, classe 1978, costretto a lasciare il moniker Manitoba per questioni legali, sul palco con tanto di band composta da un batterista, un chitarrista e un bassista, è l’autore di uno dei concerti più entusiasmanti dell’intero festival. Lui stesso diviso tra tastiere e una seconda batteria, sciorina in quasi un’ora di concerto buona parte dell’acclamato Swim, ma dal vivo più che su disco gli riesce il miracolo di far convivere in un unico flusso sonoro elettronica, pop, e dance, lasciandosi anche lo spazio per divagazioni percussive robuste e rockeggianti. Concerto clamoroso, entusiasmo alle stelle e viva soddisfazione di tutti. (Voto 5/5).

Niente da fare per i Salem. Da parte loro non fanno un gran che per trasformare una buona idea iniziale in qualcosa di concreto: basi scurissime per un hip hop abbastanza sconclusionato non scoraggionno però gli accorsi al loro show, traditi dalla promessa di un album interessante. (Voto: 1,5/5)

Concludiamo la serata a notte fonda con una star spagnola, El Guincho. La sua è una tropicana da big band (ma con drum machine!), con tanto di ballerine-ginnaste molto intente a valorizzare il loro lato-b (Voto :2/5).

Si sono fatte le 5 e El Guincho non è riuscito a darci la carica necessaria per arrivare fino a Girl Talk, dj di cui si raccontano meraviglie tecniche. Andando via ci fermiamo per il finale dei Suuns, che ci lasciano la voglia di approfondire la loro proposta musicale.

La seconda parte del live report.

La terza parte del live report.


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About Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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