Misteriseparli
Mondo Exotico
Vina Records
etnica, elettronica, psichedelia
Evoca suoni e immagini di qualche decennio addietro, il titolo scelto dai Misteriseparli per il loro secondo disco.
Gualtiero Jacopetti e ‘mondo movies’ assortiti da un lato e l”exotica’ musicale dall’altro però in queste sei composizioni c’entrano fino a un certo punto.
Il duo pescarese sembra forse voler almeno idealmente comporre la colonna sonora di uno di quei documentari a base di bizzarrie assortite in giro per il mondo ambientate ai giorni nostri.
Oggi tuttavia, l’esotico non è più tale, e anche quando ci si trova di fronte al sopravvivere di tradizioni tribali, lo sguardo è certo più smaliziato di quello degli anni ’60 e ’70: il ‘Super8’ è stato soppiantato dai ‘reel’.
La soluzione è allora forse nell’immaginare altri scenari: non è un caso forse che in copertina i due si siano raffigurati come astronauti sullo sfondo di un paesaggio vagamente alieno (o forse gli alieni sono loro che guardano noi, viste le loro fattezze), e che qua e là nel disco ricorrano suoni e climi da sci-fi, per quanto senza mai prendere il sopravvento, quasi sottintesi.
Uno dei pezzi presenti del resto s’intitola Flash Gordo (senza la ‘n’), il che sembra confermare, per quanto ironicamente, l’impressione Mondo Exotico assume quindi i contorni del proverbiale viaggio, scandito da tessiture ritmiche insistite, spingendo costantemente al movimento, con suggestioni che vanno dal funk (qua e là anche con qualche chitarra ‘in tinta’) al pop elettronico made in UK e a tratti a quello d’oltralpe, senza tralasciare il lato ‘tribale’ della faccenda.
Il cantato ‘comune’ lasciato a casa con poche eccezioni, qua e là affidato a cori etnici, con l’eccezione di Brujeria, che sembra rievocare i Primal Scream più danzerecci .
L’incipit afrofunk di Big Tail e la chiusura onirica di Noioso (a quanto pare i nostri non mancano di autoironia) racchiudono un lavoro variegato, che tra aumenti di ritmo, sprazzi liquidi accenni vagamente lisergici, ha il suo maggior pregio nell’essere difficilmente catalogabile e per questo discretamente intrigante.
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