Metide
Circadians (EP)
post-rock, elettronica dark, atmospheric metal, screamo, post-metal
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A distanza di tre anni dall’EP d’esordio Solution, la band bergamasca Metide manda alle stampe il suo nuovo EP intitolato Circadians, masterizzato da Magnus Lindberg dei Cult Of Luna.
Il quartetto post-metal Metide – Omar Carissimi alla voce, chitarra e synth, Riccardo Vaccaro alla chitarra, Federico Benaglia al basso e Antonio Cassella alla batteria – con alla spalle già qualche gettone di presenza individuale in diversi progetti dell’underground bergamasco (Magnitudo, Vulbo e Rhea), continua ad alimentare e affinare il proprio immaginario sonoro, evocativo e introspettivo, attraverso il gemellaggio dei due brani omozigoti, Circadians e Circadians (Reprise), che ne definiscono tracklist, filo conduttore e marchio di fabbrica.
Generando una connessione intima, sinergica e circolare tra musica e arti visive, corpo e spirito, volontà e abbandono, materialità e immaterialità, yin e yang, ritmo circadiano e naturale alternanza luce-buio, i Metide si mettono sulle tracce di un interscambio armonioso, circolare e dinamico tra caos e ordine, rincorrendo l’eterno dualismo tra due forze contrastanti ma indispensabili, affinché nessuna delle due riesca a dominare l’altra.
Una scrittura manierista che, rallentando ed accelerando il proprio metabolismo strumentale, si canalizza nel calligrafismo canonico di realtà seminali del genere quali Maserati, Explosions In The Sky, Opeth e Tool: un continuum sciamanico, liturgico e spaziale, intriso di atmosfere epiche, dense, scure e solenni, dove accordature muscolari post-metal, arpeggi funerei, scenografie elettroniche dalle sfumature sinistre e spettrali, vocalismo “clean & fry scream” e chitarre liquide e vitree si inoculano progressivamente tra le pieghe tortuose di un sofferto viaggio interiore, in cui la componente visiva (e visionaria) è quota integrante del suo doppelgänger sonico.
Circadians è un’esperienza ansiogena da cui emerge il desiderio freudiano da parte del collettivo orobico di approfondire la condizione psicologica che deriva dall’eterno conflitto tra logica e inconscio: se da un lato l’incedere corrosivo di ritmiche ossessive sbiadisce in una vertigine contemplativa di dissolvenze catartiche, accentuando così la dicotomia tra luce e tenebre, dall’altro va a rifugiarsi nelle luccicanti, malinconiche e melodiche contorsioni del post-rock, contraendosi e dilatandosi all’interno di un trip sinfonico e viscerale che finisce per deflagrare in tutta la sua potenza repressa.
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