Mary in the Junkyard: recensione di Role Model Hermit

Recensione di Role Model Hermit, il debutto di Mary in the Junkyard è un album indie rock tra i più originali del 2026.

Mary in the Junkyard

Role Model Hermit

(AMF Records)

indie, experimental


Il trio londinese formato da Clari Freeman-Taylor, Saya Barbaglia e David Addison, pubblica il suo primo album in studio, intitolato Role Model Hermit. Un lavoro che arriva dopo un percorso costruito con pazienza, lontano dalle scorciatoie della viralità, e che conferma Mary in the Junkyard come una delle proposte più originali del rock indipendente britannico contemporaneo.

La storia del gruppo merita di essere raccontata perché aiuta a capire la maturità sonora di Role Model Hermit. Freeman-Taylor e Addison provenivano dal progetto indie pop Second Thoughts, nato durante i lunghi mesi di lockdown e capace di intercettare un pubblico affezionato ai meme più che alla musica in sé. L’esperienza, per loro stessa ammissione, li ha spinti a cercare l’esatto opposto: qualcosa di più rischioso, meno prevedibile, radicato nella pratica dal vivo piuttosto che nell’algoritmo. I tre musicisti si sono conosciuti studiando musica orchestrale e hanno affinato il proprio linguaggio calcando più di trenta volte il palco del Brixton Windmill, la stessa sala che negli ultimi anni ha lanciato realtà come Black Midi e Black Country, New Road.

Dopo l’EP di debutto this old house, uscito nel maggio 2024 con la produzione di Richard Russell (fondatore di XL Recordings) negli studi The Copper House e composto da quattro brani (Ghost, Marble Arch, Goop, Teeth), la band ha iniziato a scrivere il proprio primo full length tra Regno Unito e Stati Uniti, per poi registrarlo a Londra nell’estate del 2025.

Il risultato è un album di undici tracce che intreccia rock indipendente, art rock e venature di chamber pop, con archi, viola, violino e persino violoncello a impreziosire un impianto che parte dalla chitarra ma non si accontenta mai della forma canzone tradizionale.

L’apertura è affidata a Mantra III, un brano quasi privo di melodia riconoscibile, costruito su percussioni a mano dal passo claudicante e su un ritornello ipnotico che agisce quasi come un mantra, appunto, capace di spiazzare l’ascoltatore fin dai primi secondi. È un modo per avvertire chi ascolta che Role Model Hermit non concede scorciatoie.

Blood mette in mostra chitarre spigolose contro un ritmo insistente, mentre Seek and Destroy costruisce tensione attraverso violoncello e archi che si arrampicano fino a un’esplosione quasi metal, sotto la quale cova un ringhio distorto. Myrtle apre invece una parentesi più lussureggiante, con la voce di Freeman-Taylor che si fa portatrice di un immaginario quasi oracolare, mentre Peter the Dog racconta con ironia amara il rapporto tra solitudine e conforto animale.

Crash Landing pulsa con un’energia quasi ipnotica, Welcome Break trasforma una sosta autostradale in un piccolo racconto di formazione tra chitarre nervose e archi intricati, e Candelabra, forse il momento più fragile e intimo del disco, mostra un arrangiamento quasi acustico che sembra registrato in presa diretta, con la voce di Freeman-Taylor esposta come raramente accade altrove. Thou Shalt Sprout si distingue per una scrittura quasi letteraria, capace di costruire una piccola favola moderna, mentre Mouse chiude il percorso riportando l’ascoltatore a un senso di quiete solo apparente.

La copertina dell’album, che ritrae Clari in una immaginaria vita precedente da marinaia, contribuisce a costruire la mitologia visiva che accompagna il disco fin dal primo ascolto.

Role Model Hermit è un disco che chiede tempo e attenzione, una scelta poco commerciale nel senso più nobile del termine, un ascolto perfetto per chi cerca rock indipendente con radici solide e sguardo rivolto altrove rispetto alle mode del momento. Mary in the Junkyard dimostra, fin dal primo album, di avere una visione precisa e il coraggio di seguirla fino in fondo.

Bandcamp

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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