Jah Wobble & Jon Klein
Automated Paradise
(Dimple Discs)
rock, post-punk, reggae, dub
Quando si uniscono due figure leggendarie del post‑punk britannico come Jah Wobble, già bassista dei Public Image Ltd e collaboratore di artisti del calibro di Brian Eno, U2 e The Cranberries , Jon Klein, storico chitarrista di Siouxsie and the Banshees e dei goth‑rocker Specimen, è difficile rimanere delusi. Il primo è celebre per le sue linee di basso ipnotiche e profonde, il secondo per i suoi riff taglienti e atmosferici.
Automatic Paradise è la loro nuova fatica discografica, successiva a A Brief History of Now (2023). L’album si presenta come un lavoro intimo e riflessivo sul presente: i testi esplorano temi come il controllo tecnologico, la perdita dell’identità umana e l’alienazione sociale.
Il disco unisce i bassi sub‑frequenziali di Wobble ai riff di Klein, creando un equilibrio sonoro che emerge chiaramente in Fading Away, dove basse frequenze e sintetizzatori si fondono in un’atmosfera sospesa e inquieta.
Le doti di Wobble sono ben note, e in brani come Make It Stop e la rabbiosa Who Wins si apprezzano giri di basso architettonici e riff che rimandano all’era del post‑punk più eclettico. L’intro spoken‑word di Read Between the Lines apre a sfumature tra dub e reggae, dove la migliore scuola black e sperimentale britannica domina la scena. Percussioni latine e un tappeto reggae caratterizzano la title‑track Automated Paradise, brano dalle atmosfere dark e ipnotiche.
Non si resta indifferenti al noise‑rock di Terminal Terminal The End, mentre Endless Sky vira verso un mix di drum and bass e jazz, impreziosito dall’incanto vocale dell’accento cockney dell’ex PIL. La chiusura è affidata all’easy‑listening di Brokwell Lido, traccia che sembra fatta per essere ascoltata a bordo piscina in un pomeriggio di quiete.
Jah Wobble e Jon Klein colpiscono ancora nel segno: Automatic Paradise è un disco ricco di sfumature, idee e una vena artistica che non ha perso la sua spinta propulsiva. Non stiamo parlando di giovani emergenti, e proprio questo rende ancora più affascinante un lavoro perfettamente coerente con la storia di entrambi.
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