Bottomless: recensione di The Banishing

Dopo un grande esordio quale l’omonimo uscito solamente due anni fa, i Bottomless ritornano con un nuovo lavoro (The Banishing) che sa tanto di forza e, allo stesso tempo, ispirazione.

Bottomless

The Banishing

(Dying Victims Productions)

metal, doom, hard rock, sludge

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Dopo un grande esordio quale l’omonimo uscito solamente due anni fa, i Bottomless di Giorgio Trombino, Davide Lucido e Sara Bianchin (quest’ultima in forza ai Messa) ritornano con un nuovo lavoro (The Banishing) che sa tanto di forza e, allo stesso tempo, ispirazione.

Il trio continua sulle orme tracciate in passato, dando in pasto agli ascoltatori una mistura in cui i Black Sabbath e i Candlemass trovano il loro giusto connubio. Insomma, è come se il tradizionale hard rock di maniera trovasse nel doom il suo migliore alleato.

Ed allora, grazie a queste credenziali di tutto rispetto, ci si immerge in un sound devastante, a partire dall’ottima Let Them Burn che ha un riff granitico ed efficace.

Stesso discorso vale per The Great Unknown che riporta indietro con la mente alle produzioni della storica band di Birmingham. La voce di Trombino è decisamente più elegiaca rispetto a quella di Ozzy e questo aspetto fa tutta la differenza del mondo.

Il viaggio nero continua con la lunghissima Guardians Of Silence che si apre con un arpeggio di chitarra acustica per poi deflagrare in tutta la sua immane forza con un incedere lento e sabbatico.

Una digressione sul tema si materializza con la leggera e minimale Drawn Into Yesterday, dalle atmosfere quasi bucoliche “alla Led Zeppelin III“. Per il resto non ci sono momenti di stasi, visto che il sound è quello che ti aspetti da un gruppo come i Bottomless.

By The Sword Of The Archange richiama, ancora una volta, tutta la tradizione metal degli ultimi trenta anni, così come la rallentatissima Illusion Sun.

Insomma, per chi non lo avesse capito, i territori in cui si muove la musica della band italiana risultano essere chiari e facilmente intuibili.

Poi, dalle parole bisogna passare ai fatti, ovvero all’ascolto di un disco che è sorprendente in positivo per come viene suonato dai singoli musicisti e per l’obiettiva qualità delle canzoni che non hanno punti deboli. Davvero un ottima conferma per un progetto che si spera non sia solo collaterale.

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Francesco Brunale
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