Sax This Candy: recensione di God Is My Witness

I pescaresi Sax This Candy con Gos Is My Witness fanno dell’imprevedibilità e dell’adattabilità la propria grande virtù.

Sax This Candy

God Is My Witness

(Vina Records)

alternative

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Dopo ben otto lunghissimi anni di pausa, ritornano sulla scena, con un disco allettante, i Sax This Candy, band pescarese che fa dell’imprevedibilità e dell’adattabilità, su ogni tipo di dimensione musicale, la propria grande virtù.

Questo nuovo lavoro  – God Is My Wotnesscontiene dei brani diversi gli uni dagli altri per quanto concerne stile e approccio, tanto da farci entrare in una sorta di crossover del nuovo millennio reinventato e riscritto con una propria e forte credibilità.

Chi si avvicinerà a questo album deve sapere che troverà riferimenti agli ultimi Queens Of The Stone Age (God Is My Witness), ai lavori solisti di Damon Albarn (Hungry Moon), ai Blur più datati e orecchiabili (Chewingum) e a una certa new wave morbida e orecchiabile che tanto andava di moda nei primi anni ottanta (Eat My Shit!).

Insomma, il calderone è vasto e ampio e quindi ogni cosa risulta davvero particolarissima, tanto che ci vogliono numerosi ascolti per poter apprezzare con obiettività e senza pregiudizi un platter che non dovrebbe trovare difficoltà ad essere amato da chi è di ampie vedute.

Alla fine, tra una Highroller di chiaro stampo alternative degli anni Venti e una Coke And Bombs che ci riporta, addirittura, ai tempi in cui andavano tanto i Devo, questo lavoro non annoierà l’ascoltatore nella maniera più assoluta.

L’unico appunto da fare alla formazione italiana è di non farci aspettare altri otto anni per un nuovo appuntamento sulla lunga durata. Già ci bastano i mitici Tool con le loro attese, non vorremmo che si accodassero a loro anche i nostrani Sax This Candy. Sarebbe, sinceramente, troppo!

 

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Francesco Brunale
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