Mojoshine: recensione di Parto Naturale

I marsicani Mojoshine hanno realizzato una piccola gemma che non dovrebbe scontentare gli appassionati di alternative rock anni '90.

Mojoshine

Parto Naturale

(Overdub Recordings)

rock, alternative rock

______________

L’alternative, che tanto andava negli anni Novanta dalle nostre parti, non ha mai smesso di pulsare, grazie a nuove band che hanno allacciato rapporti artistici molto intensi con chi li ha preceduti per ovvie ragioni anagrafiche e temporali.

I marsicani Mojoshine, con il loro secondo disco, vanno a realizzare una piccola gemma che non dovrebbe scontentare con chi è cresciuto “a pane e Marlene Kuntz/Estra/Afterhours”.

Lo si capisce immediatamente quando parte la lenta e ipnotica Stella di Neutroni, canzone dalle melodie rarefatte e che ha il merito di crescere ascolto dopo ascolto.

Le dimensioni sonore cambiano repentinamente con Fuga, una vera e propria cavalcata, che ci riporta agli anni novanta.

C’è poca concessione al discorso melodico, ma l’aspetto interessante è la forza delle parole e il sound graffiante delle chitarre che rende il tutto molto “garage”. Con Camino Spento si toccano sonorità prettamente americane, vicine ai Sonic Youth più accessibili, a cui si uniscono i cori in puro stile Afterhours.

Il risultato che ne viene fuori è molto buono.

Se La Colpa Non è Tua si rivela un vero e proprio omaggio agli ultimi Queens Of The Stone Age, la successiva Il Lupo E Il Solengo è un viaggio oscuro verso l’ignoto. Il pezzo nasce volutamente lento, salvo poi esplodere in una vera e propria deflagrazione di tutta qualità. Chiude il lavoro (a cui non si può dare un voto inferiore al sette), l’ostica Tutto Il Resto è Oscenità che può essere presa come punto di riferimento per capire il valore di una band dotata di un grandissimo talento.

 

Ascolta su Spotify

 

Gli ultimi articoli di Francesco Brunale

Condivi sui social network:
Francesco Brunale
Francesco Brunale
Articoli: 261